Su spunto dell'ottimo The Right Nation (qui) leggo un bellissimo articolo di Ralph Peters del New York Post.
Qui l'originale.
Di mio, la traduzione. Mi scuso in anticipo per errori e imprecisioni, ma il mio inglese non è as-good-as-I'd-like-it-to-be.
"Maggio 23, 2006 -- Con la formazione di nuovo governo dell'Iraq è un giunto il tempo di esaminare a che punto siamo nel confronto con il terrorismo islamico.
Dai disonesti lanci di agenzia non lo saprete mai, ma stiamo vincendo.
Potremmo fare ancora meglio se mettessimo la sicurezza nazionale al di sopra degli interessi politici di una parte.
I nostri nemici sono lontani dall'arrendersi, naturalmente, ma si sono resi conto che gli Americani non avrebbero rinunciato a combattere dopo i primi caduti. E questo è stato per loro una sorpresa, dopo l'atteggiamento arrendevole delle precedenti gestioni presidenziali.
I nostri nemici hanno ancora l'iniziativa, ottenuta uccidendo innocenti, ma i terroristi di tutto mondo sono attualmente sulla difensiva, e tendiamo a trascurarlo. Quindi, ragionamo sulla situazione:
* I canali tradizionali di informazione di massa hanno detto che era impossibile, ma gli Iracheni lo hanno fatto: sotto il nuovo primo ministro Al-Maliki di Nouri hanno formato un governo permanente eletto sulla base di libere elezioni (quelle elezioni libere che si supponeva fossero impossibili, vi ricordate?) Certo, l'Iraq potrebbe ancora precipitare in un bagno di sangue, ma nonostante le fosche previsioni non è ancora successo. Ora il maggior pericolo potrebbe sorgere da un affrettato ritiro delle forze militari prima delle elezioni americane di mid-term: potremmo buttare via tutti i risultati ottenuti finora solo per ottenere qualche seggio al Congresso in più.
* I titoli di agenzia dall'Afghanistan sono sempre come questo "Cinque soldati uccisi e ferito," e non "150 Talebani uccisi." Se i giornalisti dovessero raccontare la battaglia di Midway, probabilmente leggeremmo "Abbattuto velivolo USA" con una breve menzione dell'affondamento della principale portaerei della flotta giapponese in fondo all'articolo. I Talebani sono stati sconfitti, si, ma non distrutti. La follia che religiosa i Talebani rappresentano rimarrà comunque ai bordi della vita afgana perchè fa parte del pacchetto culturale di quel paese, esattamente come lo spirito bigotto fa parte di alcune frange della nostra società. Comunque,l'Afghanistan ora è un luogo meno minaccioso di prima; nel mondo reale, tanto basta.
* Il Pakistan è un problema che si sta aggravando, oscurato parzialmente dall'Iran. Quello che rimane dei Talebani ed dei terroristi di Al-Qaeda sopravvivono perché i militari pakistani temono di entrare nelle zone tribali del paese per sradicarli. Connivente con gli estremisti, potenza nucleare e impossibilitato a controllare una parte del suo stesso territorio, il Pakistan dovrebbe essere considerato da Washington come un luogo nel quale è in atto una crisi.
* Al-Qaeda è stata disgregata. Sì, quello che ne rimane è comunque letale; sì, le singole cellule autonome sono una minaccia crescente, ma l'organizzazione che progettò l'11 settembre ha visto i suoi capi sopravvissuti nascondersi nelle caverne e in remoti villaggi nel timore costante di essere eliminati. Il terrore islamico non è solo Al-Qaeda, ma il nostro governo ed i nostri militari hanno il merito indiscutibile di aver frantumato la più grande organizzazione terrorista della storia.
* Gli USA han cominciato la guerra ai nostri nemici ed ai loro stati senza subire un altro attentato terrorista nel nostro paese. Mentre sembra solo una questione di tempo un ulteriore attentato da tempo previsto, la mia sorpresa strategica più rilevante come editorialista è stata rendermi conto dell'incapacità dei nostri nemici di colpire di nuovo. I miei rispetti ai federali e a tutti quelli in uniforme: nella Guerra Globale Al Terrore (o comunque si chiami questa settimana), è il principale indicatore del loro successo il fatto che ciò non sia ancora accaduto.
* Uno dei motivi fondamentali per il quale non abbiamo avuto altri attacchi in patria è stato il successo delle operazioni di intelligence; probabilmente i nostri sistemi di informazione sono ancora lontani da come dovrebbero essere, ma non sono assolutamente incompetenti come spesso vengono dipinti. Una intelligence inefficace è stata spesso utilizzata come facile giustificazione per scelte errate perciò dobbiamo essere onesti con noi stessi: non importa quanto migliora, ma non sarà mai perfetta. Fingere il contrario è mentire all'opinione pubblica americana; invece di incolpare le nostre agenzie, la politica deve assumersi la responsabilità di scegliere.
* Gli interessi politici locali ci hanno rallentato nella lotta contro i terroristi; la protesta sul fatto che il governo "spia le conversazioni dei cittadini americani" è dovuta alle elezioni imminenti e a interessi politici e non tiene in conto le minacce contro la nostra libertà. A dispetto dello strepito dei media, la maggioranza schiacciante degli Americani è convinto che sia giusto ascoltare le telefonate in cerca di conversazioni di terroristi. Se i giornalisti realmente si preoccupassero per la nostri diritti di provacy, dovrebbero preoccuparsi di vendite all'asta di case su internet, di divulgazioni di informazioni aziendali e di spyware, e non dei tentativi per impedire un altro 11 settembre.
* Sulle nostre autostrade quest'anno moriranno almeno 40 volte più Americani rispetto a quelli che moriranno in Iraq. Più Americani saranno assassinati nella Prince George's County appena fuori di Washington DC di quelli che probabilmente moriranno in Afghanistan. Stiamo facendo un buon lavoro in Medio Oriente; i nostri problemi strategici e di tempi sono qui nel nostro paese: l'ingiustificabile mancanza di una politica seria a proposito dei combustibili alternativi, il bisogno di affrontare il problema immigrazione clandestina con onestà, decenza e rispetto per le leggi e, soprattutto, un sistema politico tenuto prigioniero dagli estremisti di ambo le parti, e corrotto da un irresponsabile atteggiamento dei mezzi di comunicazione di massa.
Il grosso rimane ancora da fare; dobbiamo pensare che la nostra missione in Iraq sia verso la fine, a meno che gli Iracheni non tradiscano se stessi e tutto precipiti. Dobbiamo mettere realismo e buon senso nella nostra politica estera smettendo di fingere che i Sauditi siano nostri amici e appoggiando senza distinguo la scelta di appoggiare la democrazia ovunque.
E dobbiamo scegliere una linea molto dura sulle manipolazioni cinesi della valuta per truffare il mercato.
Eppure, una rilettura oggettiva dell'impegno americano degli ultimi anni concluderebbe che, malgrado errori dolorosi, il mondo è migliore. I risultati sono stati imperfetti, come succede sempre, ma il senso del fatalismo e di destino avverso propagandato da molti mezzi di comunicazione è falso e ingiustificato.
Un valutazione? al momento attuale
A per l'impegno, B per i risultati, C per la compattezza, D per il supporto dei mezzi di informazione, e infine F per la responsabilità della politica in patria."
Ralph Peters, courtesy of NYPost
Qui l'originale.
Di mio, la traduzione. Mi scuso in anticipo per errori e imprecisioni, ma il mio inglese non è as-good-as-I'd-like-it-to-be.

"Maggio 23, 2006 -- Con la formazione di nuovo governo dell'Iraq è un giunto il tempo di esaminare a che punto siamo nel confronto con il terrorismo islamico.
Dai disonesti lanci di agenzia non lo saprete mai, ma stiamo vincendo.
Potremmo fare ancora meglio se mettessimo la sicurezza nazionale al di sopra degli interessi politici di una parte.
I nostri nemici sono lontani dall'arrendersi, naturalmente, ma si sono resi conto che gli Americani non avrebbero rinunciato a combattere dopo i primi caduti. E questo è stato per loro una sorpresa, dopo l'atteggiamento arrendevole delle precedenti gestioni presidenziali.
I nostri nemici hanno ancora l'iniziativa, ottenuta uccidendo innocenti, ma i terroristi di tutto mondo sono attualmente sulla difensiva, e tendiamo a trascurarlo. Quindi, ragionamo sulla situazione:
* I canali tradizionali di informazione di massa hanno detto che era impossibile, ma gli Iracheni lo hanno fatto: sotto il nuovo primo ministro Al-Maliki di Nouri hanno formato un governo permanente eletto sulla base di libere elezioni (quelle elezioni libere che si supponeva fossero impossibili, vi ricordate?) Certo, l'Iraq potrebbe ancora precipitare in un bagno di sangue, ma nonostante le fosche previsioni non è ancora successo. Ora il maggior pericolo potrebbe sorgere da un affrettato ritiro delle forze militari prima delle elezioni americane di mid-term: potremmo buttare via tutti i risultati ottenuti finora solo per ottenere qualche seggio al Congresso in più.
* I titoli di agenzia dall'Afghanistan sono sempre come questo "Cinque soldati uccisi e ferito," e non "150 Talebani uccisi." Se i giornalisti dovessero raccontare la battaglia di Midway, probabilmente leggeremmo "Abbattuto velivolo USA" con una breve menzione dell'affondamento della principale portaerei della flotta giapponese in fondo all'articolo. I Talebani sono stati sconfitti, si, ma non distrutti. La follia che religiosa i Talebani rappresentano rimarrà comunque ai bordi della vita afgana perchè fa parte del pacchetto culturale di quel paese, esattamente come lo spirito bigotto fa parte di alcune frange della nostra società. Comunque,l'Afghanistan ora è un luogo meno minaccioso di prima; nel mondo reale, tanto basta.
* Il Pakistan è un problema che si sta aggravando, oscurato parzialmente dall'Iran. Quello che rimane dei Talebani ed dei terroristi di Al-Qaeda sopravvivono perché i militari pakistani temono di entrare nelle zone tribali del paese per sradicarli. Connivente con gli estremisti, potenza nucleare e impossibilitato a controllare una parte del suo stesso territorio, il Pakistan dovrebbe essere considerato da Washington come un luogo nel quale è in atto una crisi.
* Al-Qaeda è stata disgregata. Sì, quello che ne rimane è comunque letale; sì, le singole cellule autonome sono una minaccia crescente, ma l'organizzazione che progettò l'11 settembre ha visto i suoi capi sopravvissuti nascondersi nelle caverne e in remoti villaggi nel timore costante di essere eliminati. Il terrore islamico non è solo Al-Qaeda, ma il nostro governo ed i nostri militari hanno il merito indiscutibile di aver frantumato la più grande organizzazione terrorista della storia.
* Gli USA han cominciato la guerra ai nostri nemici ed ai loro stati senza subire un altro attentato terrorista nel nostro paese. Mentre sembra solo una questione di tempo un ulteriore attentato da tempo previsto, la mia sorpresa strategica più rilevante come editorialista è stata rendermi conto dell'incapacità dei nostri nemici di colpire di nuovo. I miei rispetti ai federali e a tutti quelli in uniforme: nella Guerra Globale Al Terrore (o comunque si chiami questa settimana), è il principale indicatore del loro successo il fatto che ciò non sia ancora accaduto.
* Uno dei motivi fondamentali per il quale non abbiamo avuto altri attacchi in patria è stato il successo delle operazioni di intelligence; probabilmente i nostri sistemi di informazione sono ancora lontani da come dovrebbero essere, ma non sono assolutamente incompetenti come spesso vengono dipinti. Una intelligence inefficace è stata spesso utilizzata come facile giustificazione per scelte errate perciò dobbiamo essere onesti con noi stessi: non importa quanto migliora, ma non sarà mai perfetta. Fingere il contrario è mentire all'opinione pubblica americana; invece di incolpare le nostre agenzie, la politica deve assumersi la responsabilità di scegliere.
* Gli interessi politici locali ci hanno rallentato nella lotta contro i terroristi; la protesta sul fatto che il governo "spia le conversazioni dei cittadini americani" è dovuta alle elezioni imminenti e a interessi politici e non tiene in conto le minacce contro la nostra libertà. A dispetto dello strepito dei media, la maggioranza schiacciante degli Americani è convinto che sia giusto ascoltare le telefonate in cerca di conversazioni di terroristi. Se i giornalisti realmente si preoccupassero per la nostri diritti di provacy, dovrebbero preoccuparsi di vendite all'asta di case su internet, di divulgazioni di informazioni aziendali e di spyware, e non dei tentativi per impedire un altro 11 settembre.
* Sulle nostre autostrade quest'anno moriranno almeno 40 volte più Americani rispetto a quelli che moriranno in Iraq. Più Americani saranno assassinati nella Prince George's County appena fuori di Washington DC di quelli che probabilmente moriranno in Afghanistan. Stiamo facendo un buon lavoro in Medio Oriente; i nostri problemi strategici e di tempi sono qui nel nostro paese: l'ingiustificabile mancanza di una politica seria a proposito dei combustibili alternativi, il bisogno di affrontare il problema immigrazione clandestina con onestà, decenza e rispetto per le leggi e, soprattutto, un sistema politico tenuto prigioniero dagli estremisti di ambo le parti, e corrotto da un irresponsabile atteggiamento dei mezzi di comunicazione di massa.
Il grosso rimane ancora da fare; dobbiamo pensare che la nostra missione in Iraq sia verso la fine, a meno che gli Iracheni non tradiscano se stessi e tutto precipiti. Dobbiamo mettere realismo e buon senso nella nostra politica estera smettendo di fingere che i Sauditi siano nostri amici e appoggiando senza distinguo la scelta di appoggiare la democrazia ovunque.
E dobbiamo scegliere una linea molto dura sulle manipolazioni cinesi della valuta per truffare il mercato.
Eppure, una rilettura oggettiva dell'impegno americano degli ultimi anni concluderebbe che, malgrado errori dolorosi, il mondo è migliore. I risultati sono stati imperfetti, come succede sempre, ma il senso del fatalismo e di destino avverso propagandato da molti mezzi di comunicazione è falso e ingiustificato.
Un valutazione? al momento attuale
A per l'impegno, B per i risultati, C per la compattezza, D per il supporto dei mezzi di informazione, e infine F per la responsabilità della politica in patria."
Ralph Peters, courtesy of NYPost
scritto alle ore 10:37 | Permalink |






