venerdì, 11 settembre 2009
8 anni sono passati da quel folle giorno.
Poche parole per gli innocenti uccisi, un pensiero affettuoso per le loro famiglie.
DIfficile dimenticare, difficile ricordare senza emozioni.
scritto alle ore 15:12 | Permalink |
venerdì, 04 settembre 2009
Leggo stamane su MF-DJ NEWS:
"Bank of China:cerca investitori per fondi con base Svizzera
PECHINO (MF-DJ)--Bank of China (Boc) sta cercando di raccogliere denaro da investitori internazionali e nazionali per 24 fondi che saranno gestiti da una banca privata in Svizzera, fondata dall'istituto di credito cinese. Questo potrebbe essere uno dei primi casi in cui un gestore di fondi cinese cerca di intraprendere attivita' in Occidente. La banca ha dichiarato che meta' dei fondi e' investita in azioni e meta' sara' investita in obbligazioni. I fondi saranno gestiti da Boc Suisse Fund Management, la societa' con sede a Ginevra che il colosso bancario cinese ha avviato a novembre, e comprenderanno investimenti denominati in yuan in Cina e in altri mercati globali. Bank of China gestisce gia' 8,5 miliardi di dollari in azioni per investitori cinesi in Cina. fla (fine) MF-DJ NEWS 0411:15 set 2009
"

Traduco per i non addetti ai lavori come me:  la banca centrale cinese apre in svizzera fondi di investimento in yuan, per raccogliere denaro?
E secondo gli economisti della scuola di Londra,Krugman e tutti quelli attorno a Obama, la Cina dovrebbe salvare il mondo diventando il principale mercato per le merci nostre e americane??

Consiglierei di utilizzare un attimino il famoso metro di misura degli ingegneri  (lo SPANNOMETRO) per misurare l'enormità delle loro illusioni.
E' l'inizio della fine delle illusioni, o solo l'inizio della crisi vera e propria.
scritto alle ore 14:53 | Permalink |
venerdì, 04 settembre 2009
Lo so, è Politicamente Scorretto, un pensiero di destra.

Possiamo almeno cominciare a pensare che potrebbe essere una buona cosa, e che non ha senso un Euro a 1.43 contro dollaro USA (e yuan cinese)?

Non sono solo io a pensarla così, leggere qui il Duca su Finanza e Politica; riporto il punto saliente:
"Siamo un vaso di coccio in mezzo a vasi di acciaio (Cina e india che fanno concorrenza sui prezzi) e alcuni paesi occidentali (Giappone, GB e altri perfino la Svizzera e la Svezia) che fanno le svalutazioni competitive.
E noi siamo qui attaccati ad un europa di burocrati e con un Euro altissimo che uccide il nostro export e aumenta il nostro import sia di merci finite, ma ahimè da alcuni anni anche di semilavorati. Senza possibilità di muoverci, con politici che parlano solo di gossip e giornali che continuano a ribadire la favola bella della futura ripresa che ci salverà.

"
E poi gli intellettuali di sinistra non comprendono come mai i piccoli imprenditori e le partite iva votano Lega o Pdl; basta ragionare un attimino su chi protegge chi.
scritto alle ore 13:31 | Permalink |
venerdì, 04 settembre 2009
Da qualche tempo leggo abitualmente blogs che parlano di economia.
Di mio sono un liberal anti-keynesiano, fautore della flat tax; per questo, forse, mi ritrovo spessissimo a pensarla come Oscar Giannino.Oscar Giannino
Già direttore del notevole Libero Mercato, gattofilo convinto e personaggio culturalmente molto sopra la media, in questo periodo tiene una rubrica economica su Radio24 e soprattutto ha appena fondato un nuovo blog dedicato totalmente al gruppo di economisti di Chicago. In questa fase recessiva, il suo scopo è proprio quello di riportare alla luce il loro vero pensiero ampiamente distorto dai keynesiani statalisti e del gruppo di Londra che tanti danni ha fatto in questi 30 anni.

Quando poi, come ha fatto oggi, se la prende con le bugie e i contorcimenti a posteriori di Krugman, vedi qui, confesso che provo un piacere perverso.
Riporto il post, per rispetto a un economista che si, non la pensa come Tremonti, ma al quale non si può negare  schiettezza, sincerità e chiarezza tali che anche un inesperto lettore come me di argomenti macroeconomici riesca ad afferrarne i concetti principali.
E so per certo che il ministro dell'Economia lo rispetta profondamente.

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L’ultima di Krugman, una boiata pazzesca

Vale la pena della lettura, il saggetto di Paul Krugman sul New York Times Magazine. E’ una sintesi paradigmatica delle più clamorose forzature e scemenze alle quali possa spingersi la caricaturale volgarizzazione della scuola in cui ci riconosciamo, da queste parti. Poiché gli era capitato di affermare che la scuola di Chicago ormai era roba da Medioevo oscurantista, l’amara marcia indietro rispetto a tante conquiste deel pensiero amaramente ottenute, finalmente Krugman si sente in dovere di spiegare per esteso la sua verità. Paradossalmente ma non troppo,  è un’articolessa che parte da toni e domande pressoché tremontiani, chiedendosi come mai l’economia si sia ridotta al nulla capire se non ex post. Lo sviluppo della sua tesi purtroppo avviene con toni e concatenazioni tali da piacere con facilità al lettore sprovveduto. Come sempre capita, la letteratura satirica si legge meglio e più di gusto di quella seria. Eppure anche Krugman, alla fin fine, deve ammettere che i neokeynesiai non ci hanno capito un’acca.Da Adam Smith a Eugene Fama, da Bob Prescott  a Bob Lucas, da Casey Mulligan a John Cochrane - tre di questi mi sono stati maestri - Krugman si diverte a dare del pensiero di tutta una descrizione canagliesca, totalmente coerente al pregiudizio che la sinistra liberal ne nutre da sempre, e che oggi riesplode violento. Dagli anni Sessanta in poi, dice Krugman, grazie all’influenza iniziale di quel Milton Friedman che egli spaccia praticamente per keynesiano - non riesce a dirne male - anche se fiscalmente conservatore, la macroeconomia negli USA è entrata sempre più in una notte del pensiero, grazie a quella che lui presenta come una banda di spacciatori di bubbuole per i quali la disoccupazione era praticamente un fenomeno volontario dovuto a scansafatiche, i mercati erano perfettamente in grado di autoequilibrarsi, gli attori del mercato perfettamente razionali.

Queste tre cialtronerie sono la più classica e selvaggia messa in berlina di tesi di Chicago che nulla hanno a che vedere con tale diffamante messa in berlina: l’inutilità degli sforzi fiscali contro il tasso di disoccupazione naturale,  il Capital Asset Pricing Model,  la teoria del prezzo-che rispecchia-l’informazione di Fama. Krugman lo sa naturalmente benissimo, ma per il grande pubblico sciabola fesserie del tipo: ”Mundell stava allora all’Università del Minnesota, pensate da quale pensatoio provengono queste frescacce”, mentre naturalmente Princeton, Harvard e MIT neokeynesiane sono l’unica culla di civiltà; Mankiw, Blanchard e Romer gli unici resistenti in nome di Keynes contro le forze del male.

E tuttavia… anche Krugman deve ammetterlo, che i neokeynesiani non avevano dato alcuna importanza alla finanza ad alta leva che finiva per drogare il meccanismo di trasmissione monetaria. “Una disattenzione che ora deve finire”, pontifica quatto quatto. Peccato che la crisi venga di lì, e dalle politiche monetarie lasche che Friedman avversava. Potrà piacere sino alla morte il tax and spend keynesiano a Krugman, ma questa ammissione en passant lo consegna definitivamente a una forma di avanspettacolo alla Bagaglino. Un Grillo dell’economia, un Travaglio dell’accademia.  Prosit.

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scritto alle ore 11:16 | Permalink |