giovedì, 23 luglio 2009
Questo blog, già poco frequentemente aggiornato, chiude per meritate ferie (? me ne restano altre 10 settimane) fino a ferragosto. Ainpospiò non ne può più, as usual, e molla l'osso - e la scrivania  - ASAP.

Un po' di vanità aiuta l'ego, l'invidia - altrui - pure, quindi potrete trovarmi qui per qualche tempo.

Lo so, la webcam non ha un grande zoom, ma aprendo alla risoluzione 1280x960 e guardando supra il Rifugio Fredarola (lo spiazzo in alto a sinistra dove finisce la strada) sulla cengia del Col del Cuc troverete le tende degli Alpini.... saremo lì.

See ya soon! 
scritto alle ore 10:57 | Permalink |
giovedì, 23 luglio 2009
Leggo su LaStampa, approvo, link, riporto qui.
Ricolfi la pensa come me. Ben arrivato (con qualche anno di ritardo, non la pensava così solo la primavera scorsa quando si oppose ai decreti Gelmini...)

La scuola ha smesso di insegnare

"
LUCA RICOLFI
Sulla scuola e l’università ognuno ha le sue idee, più o meno progressiste, più o meno laiche, più o meno nostalgiche. C’è un limite, però, oltre il quale le ideologie e le convinzioni di ciascuno di noi dovrebbero fermarsi in rispettoso silenzio: quel limite è costituito dalla nuda realtà dei fatti, dalla constatazione del punto cui le cose sono arrivate. Quale che sia l’utopia che ciascuno di noi può avere in testa, la realtà com’è dovrebbe costituire un punto di partenza condiviso, da accettare o combattere certo, ma che dovremmo sforzarci di vedere per quello che è, anziché ostinarci a travestire con i nostri sogni.

Queste cose pensavo in questi giorni, assistendo all’ennesimo dibattito pubblico su scuola e università, bocciature e cultura del ’68, un dibattito dove - nonostante alcune voci fuori dal coro - la nuda realtà stenta a farsi vedere per quella che è. La nuda realtà io la vedo scorrere da decenni nel mio lavoro di docente universitario, la ascolto nei racconti di colleghi e insegnanti, la constato nei giovani che laureiamo, la ritrovo nelle ricerche nazionali e internazionali sui livelli di apprendimento, negli studi sul mercato del lavoro. Eppure quella realtà non si può dire, è politicamente scorretta, appena la pronunci suscita un vespaio di proteste indignate, un coro di dotte precisazioni, una rivolta di sensibilità offese.

Io vorrei dirla lo stesso, però. La realtà è che la maggior parte dei giovani che escono dalla scuola e dall’università è sostanzialmente priva delle più elementari conoscenze e capacità che un tempo scuola e università fornivano.

Non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto. Hanno perso l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato, comprensibile, che accresca le conoscenze di chi ascolta. Hanno perso la capacità di concentrarsi, di soffrire su un problema difficile. Fanno continuamente errori logici e semantici, perché credono che i concetti siano vaghi e intercambiabili, che un segmento sia un «bastoncino» (per usare un efficace esempio del matematico Lucio Russo). Banalizzano tutto quello che non riescono a capire.

Sovente incapaci di autovalutazione, esprimono sincero stupore se un docente li mette di fronte alla loro ignoranza. Sono allenati a superare test ed eseguire istruzioni, ma non a padroneggiare una materia, una disciplina, un campo del sapere. Dimenticano in pochissimi anni tutto quello che hanno imparato in ambito matematico-scientifico (e infatti l’università è costretta a fare corsi di «azzeramento» per rispiegare concetti matematici che si apprendono a 12 anni). A un anno da un esame, non ricordano praticamente nulla di quel che sapevano al momento di sostenerlo. Sono convinti che tutto si possa trovare su internet e quasi nulla debba essere conosciuto a memoria (una delle idee più catastrofiche di questi anni, anche perché è la nostra memoria, la nostra organizzazione mentale, il primo serbatoio della creatività).

Certo, in mezzo a questa Caporetto cognitiva ci sono anche delle capacità nuove: un ragazzo di oggi, forse proprio perché non è capace di concentrazione, riesce a fare (quasi) contemporaneamente cinque o sei cose. Capisce al volo come far funzionare un nuovo oggetto tecnologico (ma non ha la minima idea di come sia fatto «dentro»). Si muove come un dio nel mare magnum della rete (ma spesso non riconosce le bufale, né le informazioni-spazzatura). Usa il bancomat, manda messaggini, sa fare un biglietto elettronico, una prenotazione via internet. Scarica musica e masterizza cd. Gira il mondo, ha estrema facilità nelle relazioni e nella vita di gruppo. È rapido, collega e associa al volo. Impara in fretta, copia e incolla a velocità vertiginosa.

Però il punto non è se siano più le capacità perse o quelle acquisite, il punto è se quel che si è perso sia tutto sommato poco importante come tanti pedagogisti ritengono, o sia invece un gravissimo handicap, che pesa come una zavorra e una condanna sulle giovani generazioni. Io penso che sia un tragico handicap, di cui però non sono certo responsabili i giovani. I giovani possono essere rimproverati soltanto di essersi così facilmente lasciati ingannare (e adulare!) da una generazione di adulti che ha finto di aiutarli, di comprenderli, di amarli, ma in realtà ha preparato per loro una condizione di dipendenza e, spesso, di infelicità e disorientamento.

La generazione che ha oggi fra 50 e 70 anni ha la responsabilità di aver allevato una generazione di ragazzi cui, nei limiti delle possibilità economiche di ogni famiglia, nulla è stato negato, pochissimo è stato richiesto, nessuna vera frustrazione è mai stata inflitta. Una generazione cui, a forza di generosi aiuti e sostegni di ogni genere e specie, è stato fatto credere di possedere un’istruzione, là dove in troppi casi esisteva solo un’allegra infarinatura. Ora la realtà presenta il conto. Chi ha avuto una buona istruzione spesso (non sempre) ce la fa, chi non l’ha avuta ce la fa solo se figlio di genitori ricchi, potenti o ben introdotti. Per tutti gli altri si aprono solo due strade: accettare i lavori, per lo più manuali, che oggi attirano solo gli immigrati, o iniziare un lungo percorso di lavoretti non manuali ma precari, sotto l’ombrello protettivo di quegli stessi genitori che per decenni hanno festeggiato la fine della scuola di élite.

Un vero paradosso della storia. Partita con l’idea di includere le masse fino allora escluse dall’istruzione, la generazione del ’68 ha dato scacco matto proprio a coloro che diceva di voler aiutare. Già, perché la scuola facile si è ritorta innanzitutto contro coloro cui doveva servire: un sottile razzismo di classe deve avere fatto pensare a tanti intellettuali e politici che le «masse popolari» non fossero all’altezza di una formazione vera, senza rendersi conto che la scuola senza qualità che i loro pregiudizi hanno contribuito ad edificare avrebbe punito innanzitutto i più deboli, coloro per i quali una scuola che fa sul serio è una delle poche chance di promozione sociale.

Forse, a questo punto, più che dividerci sull’opportunità o meno di bocciare alla maturità, quel che dovremmo chiederci è se non sia il caso di ricominciare - dalla prima elementare! - a insegnare qualcosa che a poco a poco, diciamo in una ventina d’anni, risollevi i nostri figli dal baratro cognitivo in cui li abbiamo precipitati.
"

scritto alle ore 10:28 | Permalink |
mercoledì, 22 luglio 2009
Se qualcuno volesse capire il perchè di tanti attacchi del gruppo Murdoch-DeBenedetti all'Italia - dimenticando l'adeguamento della tassazione di Sky ovviamente - basta guardare qui.
scritto alle ore 10:09 | Permalink |
mercoledì, 22 luglio 2009
Anche appassionati e acritici sostenitori di Obama cominciano vagamente ad accorgersi che il cool Presidente degli Stati Uniti è totalmente vuoto di idee e soluzioni pratiche, come noi avevamo detto già dallo scorso anno ben prima delle elezioni.

Vedere qui Franco Venturini sul Corriere.

A parte qualche idiozia sull'Afghanistan, dovuta al bias sinistrorso che vede solo l'uscita dal paese come obiettivo e non la soluzione del problema come fondamentale e qualche frase troppo retoricamente politically-correct grondante odio per la presidenza Bush, l'articolo è abbastanza condivisibile e non è pregiudizialmente contro il presidente.
Considerando chi l'ha scritto e su quale testata.

The Discovery of EmptyCool - part 1
scritto alle ore 10:06 | Permalink |
martedì, 21 luglio 2009
Buffonata Quotidiana di oggi.

Un'autorevolissima rivista online di Informatica, Tom's Hardware (qui l'originale e qui il sito italiano) pubblica una emerita str****a a scopo pubblicitario, suppongo, riguardante l'annunciato nuovo sistema operativo di Google, Chrome OS.

Premesso che come rivista tengono da sempre una linea editoriale assolutamente aderente alle scelte del mercato consumer (Windows, Office e consoles di gioco) da qualche tempo noto che si sono allineati alle posizioni del colosso di Mountain View (Google) e sostengono la scelta di cominciare a confrontarsi con Microsoft sul piano dei servizi web (cloud computing) con l'obiettivo di intercettare parte del fatturato generato da decenni da software proprietari e che sono il vero segreto della potenza di Bill Gates.
Office, insomma.

Google vuole proporre una alternativa  - tutta online - al maggior generatore di fatturato di Microsoft, e fra le mosse correlate annuncia di rendere disponibile il prossimo anno un sistema operativo alternativo a Windows, Chrome OS.

BQ di oggi, da Tom's Hardware:

Chrome OS farà dimenticare il fastidio del malware

"Rifacendo completamente la sottostante architettura di sicurezza dell'OS, gli utenti non avranno più bisogno di preoccuparsi di virus, malware e aggiornamenti. Dovrebbe funzionare così"

Con chi credono di aver a che fare???

Qualsiasi informatico anche di primo pelo sa per aver letto le dichiarazioni della stessa Google che Chrome OS  è basato su un kernel Linux. E tutte le Linux sono assolutamente molto più sicure di qualsiasi sistema Windows, per architettura intrinseca. Anche se non le distribuisce Google.

L'ennesima distribuzione Linux insomma, solo con una targa molto autorevole, potente e cool.

Vuoi non avere problemi di virus e spyware? installa una qualsiasi distro  linux adesso, senza aspettare Mountain View rilasci il "sistema sicuro" il prossimo anno.
Anche se non si chiama Chrome OS, è già più sicura da ora. Anche se Tom's Hardware questo evidentemente lo ignora per motivi commerciali.
scritto alle ore 08:44 | Permalink |
lunedì, 20 luglio 2009
20 luglio 1969.
L'uomo sulla Luna.

La mia amatissima Diana Krall

Julie London, in pieno stile anni '60.
scritto alle ore 16:47 | Permalink |
venerdì, 17 luglio 2009
 Vaclav Klaus spiega che cosa bisogna fare contro il global warming: "Niente"

“E’ la libertà ad essere minacciata, il clima sta bene”.


Qui e qui il resoconto completo del discorso tenuto all'istituto Bruno Leoni. Da non perdere.
scritto alle ore 11:17 | Permalink |
martedì, 14 luglio 2009
Non credo che scioperare per una limitazione - ancora teorica - dei diritti dei bloggers sia corretto, per due ragioni.
La prima: anche se non c'è una legge, sono responsabile di quanto scrivo. Ovvio che se la Cassazione qualche anno fa ha deliberato che si può dare del BUFFONE al capo del governo posso permettermelo anch'io su questo blog, ma questa è l'unica eccezione. E non lo faccio o almeno non ne approfitto.
Seconda: lo sciopero è irrilevante nei fatti perchè non comporta alcuna conseguenza pratica. In sintesi: non gliene può fregare di meno. E' uno strumento vecchio e decrepito, figlio di una cultura novecentesca ormai arcaica.
Sarebbero rilevanti altri sistemi, tipo "aggirare le regole", o fare come diceva Martin Luther King: "Se gli riempi le prigioni non arresteranno più nessuno". in proposito, l'opinione di Attivissimo, qui.

Riporto un passaggio "Il contrasto alla stupidità non si fa adottando le regole degli stupidi. Si fa diventando più intelligenti, più svelti, più preparati. Si fa sfruttando le debolezze dell'avversario. Ma bisogna volerlo fare. Sempre che non pensiate che quando un topolino e un gatto si siedono a discutere in casa del gatto, il topolino possa averla vinta per pura forza dialettica. "
scritto alle ore 09:24 | Permalink |
venerdì, 10 luglio 2009
Riassunto:
- discorso del Cairo del 4 giugno, apertura agli Iraniani e a tutto il mondo islamico. Prima conseguenza: elezioni truffa in Iran e conseguente repressione con centinaia di morti
- accordo con la Russia per lo smantellamento unilaterale di testate USA (quelle russe sono vecchie e si dismettono da sole dal prossimo anno perchè non hanno i soldi per rinnovarle)
- Ingiunzione a Israele di non fare nulla in caso di atomica iraniana, dicendo inoltre in modo pilatesco che non ha alcun potere di influire su scelte di stati sovrani. Ah, beh, certo: quando poi bisognerà fronteggiare la reazione iraniana all'attacco israeliano, a chi toccherà farlo se non agli impreparati USA?
- la Corea del nord (longa manus della Cina) attacca le reti informatiche USA (8 luglio) e lancia missili che possono portare armi atomiche (4 luglio). E Obama minimizza.
- accordi al G8 per sottoscrivere il 20-20-20 di Kyoto... e chi glielo dice a Obama che chi inquina davvero ha detto ASSOLUTAMENTE NO (Cina e India)?

Certo, Obama è cool. Piace a (quasi) tutti. Gli si perdona qualsiasi cosa. Tre tiri a basket diventano un mito, come le magliette orride delle due figlie in giro per Roma.

Tutti i mainstream media non solo americani stravedono per lui; un'occhiata a un didietro di una hostess al G8 diventa un "si distrae" (fonte Corriere)  Figurati se avesse fatto la stessa cosa un Berlusca qualsiasi.

Più ci penso e giudico i fatti, più mi sembra la versione aggiornata e moderna di Jimmy Carter:
Il vuoto con il cool intorno.

Ahinoi.
scritto alle ore 14:45 | Permalink |
mercoledì, 08 luglio 2009
Non avevo ancora sintetizzato in una teoria analitica molti dei sintomi di questi ultimi mesi, confusi all'interno di becere campagne di stampa italiche odorose di beghe da piccola bottega, poi finalmente leggo un articolo di Stefano Filippi che riassume in chiaro il mio pensiero, esponendolo con la sua solita lucidità e scorrevole scrittura.
Lo riporto per intero, per i posteri.

"Non avesse spalato fango su una terra ancora ferita dal terremoto, bisognerebbe ringraziare il Guardian perché finalmente ha scoperto il gioco. Mesi di attacchi dei giornali della Perfida Albione contro l’Italia e il suo premier, veleni sulla politica di casa nostra, curiosità definite «morbose» da Palazzo Chigi sulla vita privata di Silvio Berlusconi, la stampa di mezza Europa alla frenetica rincorsa dei presunti «scoop» britannici.
Anche ieri sul G8 italiano si sono esercitate le solite bocche da fuoco. Il Times di Murdoch (la cui Sky da ieri è ufficialmente il secondo gruppo televisivo italiano per ricavi scalzando Mediaset) alimenta la paura per il rischio sisma. Il Financial Times sostiene che Berlusconi «è una figura controversa che irrita gli alleati». Il Daily Telegraph titola: «Berlusconi sceglie l’ex modella Mara Carfagna come accompagnatrice del G8». Lo spagnolo El País, quello che pubblicò foto di Villa Certosa sequestrate in Italia, esalta i vescovi contro il «libertinaggio allegro e irresponsabile». El Mundo si chiede addirittura: «Sopravvivrà il Cavaliere al vertice del G8?».
Ma il cannoneggiamento più massiccio arriva dal Guardian, che ipotizza l’Italia fuori dal G8 sostituita dalla Spagna. Il giornale riferisce «voci di un’espulsione perché i piani del summit sono caduti nel caos» a favore di una Spagna «che ha un più alto reddito pro capite». Secondo imprecisati «alti funzionari occidentali», «gli italiani nell’organizzare il summit sono stati terribili». Negli ultimi giorni gli Usa avrebbero preso in mano la situazione con «una teleconferenza tra gli sherpa per inserire degli obiettivi nel summit». L’unica fonte citata con nome e cognome, un certo Richard Gowan della New York University, riassume: «Gli italiani hanno deciso di propagandare un’agenda sintetica per nascondere il fatto che non hanno un’agenda».
Perché il tradizionale «aplomb» anglosassone si è trasformato in veleno? La spiegazione è offerta dallo stesso Guardian: inglesi e spagnoli vogliono far fuori l’Italia dal club dei Grandi. A questi due Paesi massacrati dalla crisi, che annaspano ancora in gravi difficoltà economiche e finanziarie, non fa comodo uno Stivale che ha retto al crollo delle Borse meglio di loro. La Gran Bretagna, che ai tempi degli inviti sul Britannia dettava le regole dell’economia non solo a casa propria, ha dovuto nazionalizzare due banche e ricapitalizzarne altre otto con 64 miliardi di euro pubblici. In Spagna il settore edile, che aveva trainato la crescita iberica, è crollato come le case dell’Aquila. L’Italia invece ha resistito meglio, la sua struttura produttiva ha tenuto e la sua azienda privata più rappresentativa, Fiat, ha addirittura fatto shopping in America. Con tante grazie da Mister Obama.
Ecco l’obiettivo della martellante campagna britannica: lo scambio Italia-Spagna. Non è un caso che proprio i giornali di Londra e Madrid siano i più accaniti nel criticare l’Italia e Berlusconi: quelli inglesi sono la mente, con le loro ipotesi di nuovi scenari accompagnati dalle pruriginose «rivelazioni» riprese da Repubblica; quelli spagnoli (che pubblicano le foto) sono il braccio. Osserva Giancarlo Loquenzi, direttore dell’Occidentale, quotidiano online della Fondazione Magna Carta: «Una bella soddisfazione per Zapatero che annega nelle difficoltà economiche della Spagna ma non sopporta la presenza nel G8 dell’Italia berlusconiana». E pure papista.
Il Guardian ignora volutamente che il G8 è fatto di decine di vertici, molti dei quali si sono già svolti in Italia con successo; che al summit principale si giunge con dossier già predisposti; che all’Aquila arriveranno una quarantina di capi di Stato a conferma del credito di cui gode la nostra diplomazia. E si guarda bene dal sottolineare quanto invece coglie il Figaro (francese, non a caso), cioè che questo vertice «low cost» è «più conforme ai rigori economici del momento rispetto alle lussuose installazioni della Maddalena».
Il governo britannico si barcamena in acque torbide: alle europee i laburisti sono scesi a terzo partito (15,3%); l’esecutivo è stato decimato dagli scandali, in testa quello sui rimborsi facili (il ministro dell’Interno Jacqueline Smith si è dimessa per aver pagato con denaro pubblico filmati porno per il marito); su Gordon Brown pesano continue richieste di dimissioni: l’ex ministro del Lavoro James Purnell l’ha accusato di «portare il Paese alla rovina». E proprio ieri si è saputo che la preparazione della polizia per il G20 londinese è stata dichiarata «inadeguata» da un’indagine interna. Meglio dirottare l’attenzione degli inglesi sull’Italia e il suo premier, e far entrare nel G8 una Spagna più debole e malleabile. Prima che anti-berlusconiana, questa è una campagna anti-italiana, sentimento fortemente radicato Oltremanica al quale molta stampa di casa nostra offre un sostegno complice.

"
Che dire. Ora mi è tutto molto più chiaro, molte tessere sono andate al loro posto.
Aspettiamo le prossime manovre anti italiane.

scritto alle ore 09:22 | Permalink |
lunedì, 06 luglio 2009
OneUSD

Oggi, il 6 luglio 1785 veniva adottata questa moneta come unità monetaria di una nazione.
Era la prima moneta che adottava un sistema decimale, fatto ormai normale per noi.

Da allora, il volto di George Washington ci accompagna per il mondo incurante dei cambiamenti che lo circondano, ed è il simbolo dell'illuminismo di quel periodo. Nel retro compaiono almeno 7 simboli massonici (io vi segnalo solo la Piramide, buona caccia!); Benjamin Franklin è raffigurato nella banconota da 100 e almeno 9 massoni firmarono la Dichiarazione di Indipendenza

Buon compleanno, USD
scritto alle ore 16:16 | Permalink |
lunedì, 06 luglio 2009
Francesco_Hayez_ Pensiero Malinconico

Hayez, Pensiero Malinconico (Brera Pinacoteca)

"Il sole splende anche qui..."
Un omaggio sentito alla bellezza e all'arte senza tempo.
scritto alle ore 15:58 | Permalink |
venerdì, 03 luglio 2009
Domani è l'anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America. Sono passati 233 anni dal 4 luglio 1776 ma quel documento resta di una attualità sconcertante se pensiamo alla situazione attuale dell'Occidente.

Qui alcune informazioni, qui l'originale del documento (National Archives) con tutte le informazioni possibili,

Incipit:
"When in the Course of human events, it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another, and to assume among the powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature's God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation."

"Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione."

declaration

"We must all hang together, or assuredly we shall all hang separately."

Benjamin Franklin , all'atto della firma della Declaration of Independence,  July 4,  1776
scritto alle ore 11:02 | Permalink |