giovedì, 23 aprile 2009
Da sempre lavoro in aziende di software che hanno a che fare con il mondo bancario; perciò quando mi capita di leggere qualcosa riguardante le mie conoscenze lavorative scritto da qualcuno di autorevole, nel senso di riconosciuto tale dai più o dai media, che come si suol dire non sta nè in cielo nè in terra tanto è una castroneria assurda - per non dire di peggio - sinceramente mi incavolo di brutto.
E se puoi l'autore dell'uscita invereconda è Vittorio Zucconi, giornalista numero tre di Repubblica, noto "autorevole" giornale italiano alfiere del politically correct, sinceramente mi altero ancora di più.

Qui il link. Riporto il post del blog di Zucconi nella sua interezza, per correttezza di informazione.
" 17 Apr  2009

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C’è, di grazia, qualche amico di questo spazio che sia esperto di banche e che mi spieghi quale mente malata, quale sadico dell’Abi con troppo tempo libero , quale funzionario, dirigente, banchiere, governante, intossicato da una dose male tagliata abbiano creato in una notte di luna piena la mostruosità dell’ Iban, il codice di identificazione bancaria per i bonifici? Quello sopra è il codice per inviare fondi ai terremotati d’Abruzzo, ammesso che qualche benefattore riesca a infilare tutte le cifre e le lettere senza sbagliarne neppure una e rischiare di mandare soldi a uno sconosciuto. Uno dei vantaggi di Internet e dell’online banking è che almeno si può fare il copia e incolla, ma il pensionato ottantenne che lavora di biro a carta davanti a uno sportello è la vittima innocente. Se almeno fosse previsto un piccolo premio, tipo un tostapane, un orologino al quarzo, un etto e mezzo di caffè macinato per chi riesce a compitare a mano sul modulo tutte le cifre, capirei. Così, è soltanto l’ennesimo esempio del sadismo della Banche italiane verso i loro clienti."

Di grazia, anche se non sono un amico di quello spazio, rispondo come avrebbe detto Leo Longanesi oppure Pannunzio: Zucconi, prima di scrivere c***te informati! Basta andare un minuto su Google o addirittura sulla Wikipedia. Qui e qui (25 secondi in tutto, cronometrati)

Il codice IBAN è uno standard ISO internazionale, approvato dal 1997, adottato in Italia obbligatoriamente solo da un anno.
Inoltre, leggendo la specifica, si evince che è praticamente una estensione della vecchia e amata ( da Zucconi) tripletta ABI-CAB-numeroconto.

Morale della favola: se il livello delle conoscenze dei giornalisti di punta di Rep. è questo - e non mi esprimo sulla professionalità, in quanto qualsiasi giornalista prima di scrivere dovrebbe controllare le fonti, mi domando che attendibilità e credibilità ha tutto il resto di quello che pubblicano su quel giornale.
Poi ti chiedi perchè perdono le elezioni...


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mercoledì, 15 aprile 2009
GP_Qatar_2009

Quest'anno la MotoGP 2009 è cominciata come è finita lo scorso anno, con una vittoria disarmante di Casey Stoner su Ducati.
Da rilevare un particolare interessante sulla corsa di Rossi: al settimo giro (di 22)  con il distacco da Casey di circa 2 secondi gliel'ha data su, come si dice in gergo, dicendo alla stampa nel dopo gara "ero al limite, se attaccavo di più mi stendevo"
Delle due l'una: o il Dottore sta invecchiando e chiude il gas quando è più lento anche se di poco - e non l'ha mai fatto fino a ora - pensando a portare a casa punti mondiali piuttosto che a vincere, oppure qualcosa è cambiato.
Cambiato in un pilota che fino a ieri in pratica metteva la vittoria davanti al campionato, con il risultato che il campionato veniva di conseguenza. E a me questo piaceva moltissimo.

O più semplicemente: in questo campionato, con un Casey Stoner in forma stellare nonostante il polso in convalescenza e nessun vantaggio di gomme - visto che Valentino oltre ad aver voluto a ogni costo le Bridgestone che aveva la Ducati lo scorso anno quest'anno ha addirittura la monogomma, e ci sono altre 2 Yamaha velocissime a testimoniare la bontà del mezzo - per essere competitivo per il titolo a Rossi servono tutti i punti possibili, anche i punti premio del Mulino Bianco se necessario.
Addirittura dalla prima gara di campionato.

Succede anche per i piloti migliori del mondo: quando cominciano a fare questi ragionamenti e arrivano a queste conclusioni iniziano ad agire da ragionieri invece che da piloti di prototipi, e di conseguenza comincia la parabola discendente della loro mirabolante carriera sportiva.

Vedremo gli sviluppi, a cominciare da Motegi fra un paio di settimane, pista nella quale Rossi ha quasi sempre vinto: se per qualche combinazione astrale del destino dovrà inseguire Stoner ancora, e alzerà il gas pensando a non cadere in ottica campionato, avremo la prima conferma dell'evoluzione della carriera di questo amatissimo e fenomenale pilota, e l'inizio anche della sua detronizzazione da miglior pilota del mondo.




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martedì, 07 aprile 2009
Controcorrente. Si, sono un po' stufo del pensiero unico che vede qualsiasi cosa dica Obama come Verità Rivelata - citazione d'obbligo perchè siamo nella settimana di Pasqua - anche quando queste affermazioni sono assolutamente opinabili. E poi, dall'insediamento alla White House osservo distaccato le azioni e le affermazioni del nuovo presidente cercando di comprendere il comportamento e il senso.
Finalmente un lampo di una idea unificatrice delle mie piccole intuizioni si fa strada, ed eccolo qui per iscritto. Premetto che vorrei sbagliarmi e se succederà farò pubblica ammenda, ben contento di come è andata.

Perchè Disastro Obama?
Disastro in prospettiva, o meglio: basi per il disastro.

Ricorsi storici; più analizzo le azioni del neo presidente USA più mi si risvegliano ricordi di un'altra presidenza democratica, ricordata come la peggiore del secolo scorso, quella di Jimmy Carter. Tutte le mosse di questi mesi in politica estera mi sembrano simili a quelle del suo predecessore democratico di fine anni settanta: debolezza, concessioni senza contropartita a qualsiasi personaggio che alzasse la voce; sudditanza acritica ai suoi grandi elettori, in questo caso i potenti banchieri e affaristi di Wall Street che con i piani di salvataggio di Geitner stanno per diventare multimiliardari a spese del contribuente - statalizzando le perdite e ricavando ulteriore utile dai loro fallimenti invece di pagarne il fio, regola base del capitalismo vero -  e tanto altro.

L'Appeasement con il mondo islamico corre il rischio di essere interpretato come il ritiro della ragione, e come arrendevolezza al sopruso; affermare che la guerra in Iraq è stata sbagliata vuol dire che la giovane democrazia irachena è peggio del regime autoritario di Saddam o del regime sciita filo-iraniano che si sarebbe instaurato lo scorso anno se il "surge" di Petreus e McCain non avesse funzionato così bene.
E che la attuale Casa Bianca preferisce i regimi illiberali a quelli democratici.
L'abbandono della dottrina dell'Impero Romano ("si vis pacem parabellum") che ha permesso al XX secolo di essere ricordato non solo come il secolo dei totalitarismi (comunismo, nazismo, maoismo) ma anche come il secolo delle democrazie vincenti.

In sintesi, per ora la presidenza Obama ha a mio parere un misto di approccio ideologico al mondo con in parallelo la (suicida) scelta messianica del Giusto e del Buono, come se un Presidente degli Stati Uniti si potesse comportare come un Pecoraro Scanio qualsiasi; questa combinazione assurda può essere foriera di catastrofi.

E non sarebbe la prima volta che un Democratico cade in quest'errore.

La a mio parere sciagurata presidenza Carter portò conseguenze che ancora ora generano problemi (Iran), altre che sono state affrontate con grandi rischi e grandi costi economici e politici negli anni successivi (Unione Sovietica, Giappone, Libia, terrorismo palestinese), altre che non sono state mai risolte del tutto (Afghanistan, Corno d'Africa, Arabia Saudita). Carter rulez.

Vorrei sbagliarmi ma le premesse per quattro anni che segneranno negativamente il futuro del mondo occidentale ci sono tutte; ricordo che i diritti civili e la libertà sono figli della supremazia occidentale, non  vivono di vita propria e non si autorigenerano e che le democrazie sono una minoranza su questo pianeta. La fine o il semplice declino delle democrazie occidentali comporterebbe anche la fine della libertà come la intendiamo noi e l'affermazione delle oligarchie e degli stati totalitari, come è sempre stato nel corso della storia umana con l'eccezione di qualche breve periodo come questo nel quale viviamo ora.

Sarebbe la fine della Libertà; quella stessa libertà che permette a chi odia il nostro modo di vivere di affermarlo senza paura.

E Obama o no, infatuazione acritica per il primo presidente nero della storia o no, spero che qualcun altro cominci ad accorgersene.

scritto alle ore 16:48 | Permalink |