lunedì, 30 giugno 2008
Non vorrei sembrare Cassandra a sproposito, ma di solito mi fido delle intuizioni e questa è una di quelle che mi preoccupa.
Secondo me, in questo momento tira una brutta aria.
Aria di golpe strisciante.

Da quando ho letto le dichiarazioni di un politico, noto manettaro giacobino di un partito del 4.5% del quale non mi sento di fare il nome, sul capo del governo e gli epiteti connessi mi sono sentito gelare.
Tira aria di golpe da parte di grossi potenti poteri che non sopportano l'idea di non controllare l'esecutivo, questa volta liberamente eletto dal popolo.
In sintesi: un governo democraticamente eletto e che stranamente funziona non è proprio nelle loro corde.

Fino alla scorsa legislatura questi poteri hanno appoggiato il centrosinistra salvo liberarsene quando non è stato più utile, vedi manovra giudiziaria a base di intercettazioni e quant'altro rivelatasi infondata, ma lo scopo era stato ottenuto.
Quali poteri? Grossi gruppi editoriali (vedi diatriba odierna fra Rep. e ilCorriere in proposito), la casta degli statali nullafacenti, aka Magistratura (perchè li chiamo così ? Provate voi a consegnare un  prodotto in media in 13 anni come fanno loro e a prendere i soldi che prendono, esattamente come i tanto vituperati parlamentari, senza finire lapidati sulla pubblica piazza come capiterebbe a me e a qualsiasi altro povero lavoratore del privato) e altri che non nomino per carità di patria.
Penso verremo a breve sepolti da una valanga di fuffa presa da intercettazioni illecite e impubblicabili come sempre; verranno sparate a titoli di scatola al solo scopo di delegittimare l'esecutivo.
E se poi, dopo mesi o anni, finirà come sempre che non era vero nulla non importa, tanto lo scopo di ottenere la caduta del governo sarà stato ottenuto. Ovvio che se dovranno usare questo sistema vorrà dire che non sono così onnipotenti come pensavano e erano 15 anni fa.

Certo, sarebbe una cosa dolce, strisciante, quasi impalpabile, ma sempre golpe. Puoi chiamarlo "intervento della magistratura per il bene del paese" ma non cambia il significato.
Golpe, come quello del 1992 reiterato alla fine del 1994 chez Scalfaro, ma sempre golpe.

Il bello è che solo un grande maestro come Vittorio Feltri lo sta dicendo, e questo mi preoccupa ancora di più.
scritto alle ore 11:42 | Permalink |
lunedì, 30 giugno 2008
Va bene che ancheStoner Assen 2008 i ricchi, leggi Valentino, talvolta fanno errori tali da riaprire un campionato ampiamente chiuso e in discussione solo fra due piloti, ma quando qualcuno con un ferro da 240 cavalli guida così, vedi foto a destra di Casey Stoner durante la gara di sabato ad Assen, può anche capitare di vincere la seconda gara consecutiva in carrozza.
E di essere di nuovo in corsa per il titolo, per quanto sia impossibile per ora a mio parere.  Ne riparleremo dopo Laguna Seca.

Quando dai manate di gas senza paura come da foto altro che controllo della trazione!

E se Valentino non è più in grado di farlo, oppure rischia meno come affermo da svariate gare perchè comincia a contare di più il risultato o perchè soltanto gli basta vincere dominando psicologicamente l'avversario (=Pedrosa) ma rischiando di perdere quando qualcun altro (=Stoner) non lo teme per nulla e anzi se ne infischia dei giochetti psicologici che negli anni passati hanno steso prima Biaggi e poi Gibernau, vuol dire che finalmente è incominciata la parabola discendente del più grande campione italiano di motociclismo con Agostini e uno dei 4 più grandi di sempre (gli altri  a mio parere sono Wayne Rainey e Kevin Schwanz)
Speriamo che il pesarese ricominci a darci dentro; però se facendolo combina idiozie come ad Assen...

Dopo la gara del Sachsenring fra 2 settimane, pista notoriamente più simile a un kartodromo che a un circuito del mondiale e nettamente favorevole alla Michelin-Honda, vedremo se sarà ancora così: vedremo se talvolta anche i ricchi piangono.
scritto alle ore 08:40 | Permalink |
venerdì, 27 giugno 2008
Attenzione: post lungo.
Ricevo da un amico laureando in Matematica un testo di Claudio Antonio Testi, la recensione all'ultimo libro del palesemente ateo matematico (?) Piergiorgio Odifreddi, noto esponente del PD. La versione acculturata e snob di Massimo Fini, per intenderci.

Personalmente, mi è più simpatica Rosi Bindi, il che è tutto dire

PERCHÉ ODIFREDDI DOVREBBE DIRSI CRISTIANO
Recensione a PIERGIORGIO ODIFREDDI, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), Longanesi, Milano, 2007.
In questo suo testo Odifreddi vuol sostenere, come dice il titolo, una tesi diametralmente opposta alla celebre posizione crociana. Senza entrare nel merito delle competenze dell’autore sulla tematica religiosa, vorremmo invece cercare di farne un’analisi dalla quale risulterà come logicamente l’autore fallisca nell’intento e come, stando ai suoi stessi assunti, il matematico dovrebbe invece dirsi cristiano. Vediamo perché.
Nell’introduzione l’autore espone esplicitamente la seguente tesi:
«lo stesso termine cretino deriva da ‘cristiano’ [...] con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754: secondo il Piangiani, “perché cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perché, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti”» [p. 9]
Dunque, se ‘cretino’ deriva da ‘cristiano’, ne segue che Odifreddi considera vera la proposizione:
P1) ogni cristiano è un cretino
L’autore precisa infatti:
«In fondo la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte al fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini» [p. 10]
In altri termini, l’autore considera vere anche queste frasi:
P2) L’umanità si divide in due parti esattamente uguali: i più e i meno intelligenti
P3) Ogni cretino è meno intelligente
Abbiamo quindi che l’insieme degli uomini (A) viene diviso in due parti esattamente eguali (B = uomini più intelligenti; C = uomini meno intelligenti) e nella parte C troviamo i cretini (D), che a loro volta includono i cristiani (E):
odifreddi - 1



Di certo Odifreddi non si vuol mettere tra i cristiani, ma si mette tra gli uomini più intelligenti: egli infatti si definisce logico-matematico e afferma che «il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo», la quale si fa coincidere con la scienza, verso la quale in Cristianesimo è stato un «freno» [p. 10]. In altri termini, Odifreddi assume queste proposizioni:
P4) ogni scienziato è intelligente
P5) ogni logico matematico è scienziato
P6) Odifreddi è un logico-matematico
Dalle quali seguono logicamente due teoremi:
T1) Odifreddi è uno scienziato (da P6 e P5)
T2) Odifreddi è intelligente (da T1 e P4)
Questo è dunque l’apparto logico dal quale muove l’autore. Dal libro in questione, tuttavia, si può dimostrare innanzitutto la falsità di P6, ovvero che Odifreddi è un logico-matematico, come si evince dal primo ragionamento fallace del nostro.
Primo ragionamento fallace
Dalla situazione descritta nella figura 1 (ovvero da P1+P2+P3), Odifreddi deduce che questa «spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo», ovvero deriva il teorema:
T3) P1+P2+P3 implicano la fortuna del cristianesimo
Tuttavia questa implicazione non è affatto necessaria, perché allo stesso modo, essendoci un’identica porzione di umanità non inclinante verso il cristianesimo (la parte B), se ne potrebbe dedurre ad egual titolo che non si spiega la fortuna del cristianesimo. Dunque P1+P2+P3 non implicano la fortuna del cristianesimo (così come non ne implicano la sua sfortuna).
Questo basta per negare P6: Odifreddi non è dunque un logico-matematico. A questo punto, per negare P6, non occorre nemmeno ricordare che Odifreddi non ha mai ottenuto risultati teorici tali da farlo entrare nella storia della matematica, come invece è accaduto ad altri matematici quali il fondatore dell’insiemistica Georg Cantor e il compianto Ennio De Giorgi. Si noti tra l’altro che questi erano entrambi cristiani (e l’ultimo addirittura cattolico!), ma questo Odifreddi pare non saperlo: come potrebbe infatti inquadrarli nel suo schemino?
Secondo ragionamento fallace
A pagina 88 l’autore afferma che «in pratica nessuna testimonianza storica esiste sulla persona e sulla vita di Gesù al di fuori del nuovo testamento». Ora, a parte la verità o meno dell’affermazione, l’autore commette un’imperdonabile errore logico. Infatti, siccome vuol dimostrare l’infondatezza dell’esistenza di Gesù, egli dovrebbe dimostrare prima di tutto la falsità dei Vangeli, anziché assumerne dogmaticamente la loro inattendibilità (come dire: siccome questi testi sono giudicati autentici dalla Chiesa, allora non valgono come prova) e concentrarsi unicamente sulla demolizioni delle fonti extra evangeliche.
In altri termini, se i vangeli (V) o altre fonti (AF) implicano l’esistenza di Gesù (G) e viceversa, , non basta demolire AF per negare G, infatti:
((V o AF) ⇔ G e non-AF) ⇒ ∼G
non è una tautologia, e quindi il ragionamento corrispondente non è valido. La cosa, converrà il lettore, è talmente banale, da far entrare di diritto Odifreddi tra gli uomini meno intelligenti.
Terzo ragionamento fallace
Seguendo sempre questo filo argomentativo, l’autore si appresta a dimostrare l’infondatezza della fonte storica Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe. A p. 88 cita un celebre brano in cui si parla di Cristo. Per demolirlo cita come argomento un altro testo di Flavio Giuseppe (contenuto ne La Guerra giudaica), che di
certo è stato interpolato, e ne deduce che anche il brano riguardante Gesù delle Antichità Giudaiche deve esserlo stato:
«Poiché una versione molto più estesa è stata interpolata anche nell’altra opera di Flavio Giuseppe La guerra Giudaica, questa volta in maniera dimostrabile, tutto fa pensare che lo sia stato anche nella precedente» [p. 89]
Siamo nel pieno di una grossolana fallacia induttiva: dal fatto che un brano dell’autore è stato manomesso, se ne deduce che anche quest’altro deve essere stato manomesso (così come dal fatto che un cigno è bianco se ne deduce che anche quest’altro deve essere bianco). La frase non può che lasciare sbigottiti, e la sconnessione logica è talmente evidente che spinge il nostro nel più ristretto insieme dei cretini. Per inciso, con questa accusa di cretineria non si vuole offendere l’autore (così come del resto non credo che l’autore volesse offendere i cristiani dicendoli cretini e poco intelligenti).
Quarto ragionamento fallace
A pagina 169 il nostro ci dice che: «anche i Vangeli sinottici non affermano la divinità di Gesù» e subito dopo come argomento dimostrativo egli cita «Giovanni che pure inizia con un prologo in cui Gesù viene identificato [...] col ‘Verbo’ e che dice “in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”» [p. 170]. Non ci si può non stupire del fatto che a sostegno di una tesi («anche i Vangeli sinottici non affermano la divinità di Gesù») egli citi un brano in cui questa tesi è completamente smentita. Converrà il lettore, anche poco esperto di logica, che questo fa entrare di diritto Odifreddi tra i più cretini dei cretini, ovvero tra i cristiani.
Abbiamo dunque dimostrato, che Odifreddi, in base ai suoi stessi assiomi, dovrebbe dirsi nell’ordine: non logico-matematico, non tra i più intelligenti, cretino e cristiano. Quanto poi al fatto che dovrebbe dirsi anche cattolico, lasciamo ad altri il compito di dimostrarlo.
Post Scriptum. A seguito di una prima versione della recensione, alcuni lettori ci hanno chiesto qualche indicazione su come potere dimostrare il cattolicesimo di Odifreddi. Vogliamo qui darne solo una traccia: se, come pare assumere implicitamente l’autore, i cattolici sono tra i più cretini dei cristiani, e dovendosi dire Odifreddi cristiano, si tratterà semplicemente di mostrare i brani in cui la cretineria dell’autore emerge con particolare vigore. Ricordiamo al proposito solo alcuni di questi numerosissimi punti:
a) Odifreddi non conosce bene l’italiano. Prendiamo ad esempio pagina 28, in cui l’autore cita un brano della Dei Verbum «La Sacra Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché tutti scritti per ispirazione dello Spirito Santo»; al proposito Odifreddi si chiede «come mai chi dettava avrebbe voluto che si scrivessero così tante cose che, come abbiamo cominciato a notare e continueremo a fare, sono sbagliate scientificamente» [corsivi aggiunti]. Per Odifreddi vale quindi l’equivalenza: ispirare = dettare. A parte che un normale vocabolario aiuterebbe l’autore a dipanare l’equivoco, vorremmo far notare che la differenza tra ispirazione e dettatura è fondamentale per la comprensione del fenomeno religioso. È, ad esempio, uno dei punti in cui Cattolicesimo e Islam di differenziano radicalmente: il Corano è infatti, diversamente dalla Bibbia, un libro dettato (e non ispirato) a Maometto. Al proposito sarebbe auspicabile uno studio del nostro sul fenomeno islamico, ma siamo disposti a scommettere che non avrà il coraggio e la virilità di scriverlo.
b) Odifreddi non ha i minimi rudimenti di esegesi. Nella sua confutazione scientifica della Genesi [p. 29 sgg.] pare infatti non sapere che da qualche secolo l’interpretazione delle scritture parla di almeno quattro tipi di sensi (letterale, morale, allegorico e anagogico): queste cose dovrebbe conoscerle un qualsiasi studente delle superiori, non fosse altro per il fatto che sono riprese da Dante stesso a proposito della Divina Commedia. Certo, errori interpretativi se ne sono fatti (la lettura letterale del brano di Giusuè 10,12 per il quale fu tra le altre cose condannato Galilei ne è un esempio), ma fin da subito i Padri della Chiesa e, in seguito, gli scolastici hanno interpretato non solo “letteralmente” la Genesi: basti la lettura del Supra Genesi ad Litteram di Agostino, per averne la prova. Questa piccola lacuna fa tra l’altro cadere tutto l’impianto critico di Odifreddi a proposito delle varie confutazioni storiche e scientifiche delle scritture che, come detto sopra, essendo ispirate a uomini di un certo tempo, hanno sì un certo contenuto storico, ma possono e devono essere lette non solo come trattati di storia o cosmologia. In quest’ottica anche tutte
le contraddizioni che rileva l’autore nelle Scritture possono (se adeguatamente interpretate) facilmente dipanarsi.
c) Odifreddi non conosce le basi della filosofia. Il nostro infatti, con la più grande disinvoltura, così ci spiega il concetto di sostanza: «L’idea risale ad Aristotele, che distinse nelle cose la loro vera essenza [...] dai loro inessenziali ‘accidenti’: ad esempio, nell’ostia, il suo astratto ‘essere ostia’ dalle concrete proprietà di essere costituita di pane di frumento» [p. 190]. Davvero impressionante la densità di errori in queste poche parole! Qui l’autore identifica la sostanza con l’astratto (mentre è l’esatto contrario) e afferma che l’esser pane di un’ostia è un accidente, quando è proprio la componente materiale della sostanza (che è la concreta unione di forma e materia). Stessa totale ignoranza emerge con particolare chiarezza quando parla di “creazionismo” come incompatibile con l’evoluzione del cosmo e con la sua eternità [pp. 29-32], quando è vero esattamente l’inverso: un mondo che evolve (e che al limite è eterno) può essere benissimo creato dal nulla [cfr. TOMMASO D’AQUINO, Summa Teologica, I. q. 46]: ma di questo abbiamo già scritto recensendo il volume di E. Gilson, Da Aristotele Darwin e ritorno, Marietti 1820, Milano , 2003 [Divus Thomas, 3/2003, ESD, Bologna, pp. 221-225], alle cui pagine volentieri rimandiamo Odifreddi, pur dubitando che, visto il suo fondamentalismo cristiano, possa adeguatamente apprezzarle.
Claudio Antonio Testi
scritto alle ore 16:58 | Permalink |
martedì, 24 giugno 2008
MotoGP_R08_176x294Seconda vittoria dell'anno di Casey Stoner e della Ducati a Donington, esattamente come lo scorso anno sulla pista preferita del Dottore.
Questa volta dopo tre gare nelle quali l'australiano era al limite e anche oltre ed era arrivato sempre dietro Rossi, magari staccato di poco, è riuscito ad avere quel quid di più ed a dominare la corsa. Dopo 5 giri, Rossi ha ammesso che non riusciva a stargli dietro e lo ha lasciato andare perchè "avrebbe dovuto prendere troppi rischi".
Dalla gara, trarrei due sole conclusioni.
La prima è che quando le moto sono equivalenti o quella di Rossi è meno veloce l'avversario lo batte, confermando quello che ho scritto sulla gara di Barcellona. In pratica, domenica a Donington la prestazione delle moto era invertita rispetto alla gara precedente (Stoner aveva 2 decimi di vantaggio al giro), con la differenza che l'australiano se lo è fumato via subito senza attendere il penultimo giro per superarlo. Si sa, rischiare non è facile per nessuno
La seconda conclusione riguarda il campionato.
Ancora adesso confermo la mia previsione iniziale (Ducati farebbe un bel colpo a vincere 4 gare) ma l'aumento di prestazioni generale della moto mi fa pensare a sviluppi non del tutto previsti, cioè: potrebbe essere che il Mondiale non sia più una partita a due Pedrosa-Rossi.
Vedremo se Assen, dove la moto di Rossi parte strafavorita, confermerà questo cambiamento di prospettiva.
scritto alle ore 08:19 | Permalink |
mercoledì, 18 giugno 2008
Riporto da Perry (bravissimo, lo leggo sempre) un post esaustivo sull'argomento "giudice imparziale".

Testuale, citazione della dottorossa Gandus da LaStampa " «A questo stronzo di Berlusconi gli facciamo un culo così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il Presidente del Consiglio»"

E poi mi chiedete come mai io creda che Magistratura Democratica come corrente politicizzata dei membri del terzo ordine costituzionale sia un abominio per definizione.
Come tutte le correnti politiche all'interno di un Potere che avrebbe come unico compito di far rispettare la legge, non di farla.
Se vogliono fare politica, si candidino e prendano i voti, se ci riescono
scritto alle ore 15:09 | Permalink |
lunedì, 16 giugno 2008
Francesco Giavazzi sul Corriere di oggi: è la voce di uno che grida nel deserto del suo partito, il PD, nel quale ormai lui e Pietro Ichino sono gli unici ad avere delle idee per quanto riguarda l'economia e la pubblica amministrazione.
Testuale:  "
Il primo passo per una riforma della scuola è quindi l'abbandono dei concorsi pubblici e la loro sostituzione con un sistema in cui le assunzioni vengono decise da chi poi sopporta le conseguenze di un'eventuale decisione sbagliata, in primo luogo i presidi di ciascuna scuola. Come ha scritto Andrea Ichino su www.lavoce.info, il maggior limite del Libro Bianco sulla Scuola pubblicato dal governo Prodi è la sua reticenza sui concorsi, frutto di un'ideologia che fa fatica ad accettare che gli incentivi, il «mercato » possano funzionare meglio dello Stato. Spero che il nuovo ministro sia più coraggioso. Chiamiamoli pure concorsi locali, stabiliamo pure alcuni requisiti formali, ma lasciamo spazio ad una valutazione discrezionale da parte del preside; se vuole offrire un corso di biologia deve poter assumere, magari a tempo parziale, un dottorando biologo, non essere costretto ad accettare il primo della graduatoria che ha raggiunto quel posto solo per anzianità."
In sintesi: sono le stesse idee del ministro Gelmini, di quasi tutto il PDL e della Lega. E il concetto di buono scuola è un vecchio cavallo di battaglia proprio di Tremonti
Difficilissime da realizzare, certo.

Comunque, se questi due sono i migliori elementi del PD, hanno ancora speranze di creare qualcosa che non sia una semplice fusione di ex-qualcosa; sempre che non li buttino fuori a pedate come fanno sempre
scritto alle ore 17:09 | Permalink |
venerdì, 13 giugno 2008
Molto off-topic rispetto agli argomenti del giorno (calcio, crisi del PD, visita del Presidente USA in Italia, rifiuti...) ho elaborato una idea che come le "madelaine" di Proust mi restava a mezz'aria senza diventare chiara.

Come si ottiene il massimo risultato per il Tibet alle prossime olimpiadi di agosto in Cina?

Semplicissimo.

Basterebbe che tutte le divise della nazionale (italiana) avessero  la fascia, targhetta o simile facilmente leggibile in TV con su scritto FREE TIBET in bei caratteri giallo su rosso.
Un mese di esposizione mediatica continuativa conterebbe molto di più del boicottaggio e anche della presenza o no alla cerimonia inaugurale ( commento: echissenefrega, tanto mai l'ho guardata e mai la guarderei.)

Il costume della Pellegrini sul podio olimpico, o il fisico scolpito di Andrew Howe Besozzi con una cosa simile sopra sarebbero proprio un bel vedere
scritto alle ore 16:38 | Permalink |
lunedì, 09 giugno 2008
A mente fredda e da tifoso Ducati scrivo due riflessioni controcorrente.
Controcorrente rispetto ai commentatori di Italia1, per i quali qualsiasi cosa stia facendo Rossi è semplicemente un miracolo, anche se si sta mettendo a posto la tuta sulla riga di partenza o lo sponsor gli dipinge la moto di azzurro.
Controcorrente rispetto ai luoghi comuni: il pilota migliore (Vale lo è, tranquilli), le gomme migliori, assetti, quel genio matto di Jorge Lorenzo che più passa il tempo più mi ricorda Montoya. A loro, forse, ricorda Graziano Rossi, ma non credo molto di più.

Controcorrente, e basta.

A moto invertite (Rossi/Stoner intendo) Valentino non arrivava secondo. Ovvio per chi guardava come guidavano i due e chi era impiccato e chi no. Basti ricordare che quando Rossi è passato non è andato via ( giravano in 1.43 basso) e Stoner se lo è fumato di nuovo, fino all'ultimo giro. Ricordava la gara di Assen dello scorso anno; vinse Valentino ma Casey lo tenne dietro 13 giri con una moto nettamente meno veloce.
Avrei voluto vederlo superare Stoner con una moto più lenta, non il contrario.

La Yamaha è stra-aposto e si vede lontano un miglio, difficile migliori molto se non di gomme. Salvo piani di sviluppi tecnici che non mi risulta ci siano così radicali.
Honda sta continuando a migliorare (a proposito, grazie MIchelin di aver trovato nella notte fra sabato e domenica una gomma che migliorava i tempi in gara di Pedrosa di un secondo netto rispetto al 1.43 netto che aveva fatto durante le prove) e Ducati comincia a migliorare di nuovo.
Stoner sono 2 gare che fa i miracoli; arriva con Rossi o poco dietro... e si incazza perchè "poteva fare meglio", insomma non sta perso. Cosa che non si può dire di Pedrosa. L'australiano invecchiando sta mettendo assieme un carattere burbero e comincia ad assomigliare all'altro aussie, quel fenomeno di Troy Bayliss, almeno come velocità. Per la simpatia, aspettiamo.

Controcorrente, confermo il pronostico personale di inizio anno fatto con amici tifosi del Fenomeno di Tavullia sull'esito del Mondiale MotoGP 2008.
Il mondiale lo vince la Michelin Honda di Pedrosa perchè male che vada arriva a podio dovunque.
E che se Ducati vincesse 4 gare sarebbe un successone.

Controcorrente, ma su basi tecniche, non di tifo.





scritto alle ore 15:53 | Permalink |
giovedì, 05 giugno 2008
Buffonata Quotidiana di oggi.
Napolitano dixit: i rifiuti tossici “in gran parte sono arrivati dal nord, ne sia consapevole l’opinione pubblica delle regioni del nord”
Già.
Adesso mi dirà che quelli che si trovano per strada per tutta la Campania li stanno portando dal nord; che li raccogliamo qui per spargerglieli ben bene sotto il naso.
Ma per piacereeeeeeeeeeeee!!!!

E' proprio tornato il "loro" presidente, quello che venne eletto dal centrosinistra nel 2006 sdegnosamente rifiutando ogni accordo con l'opposizione, oggi governo; degno ultimo passo di un polittico di operazioni di occupazione di cariche istituzionali (camera, senato, commissioni, presidenza della repubblica, rai) che già allora segnalammo come una operazione molto miope e pericolosa per il futuro. Infatti, un mese or sono Veltroni non ha potuto dire molto quando il PDL ha nominato Schifani e Fini presidenti delle camere.
E con questa, la fola del presidente super partes è andata a finire assieme a tutte le altre create dai mainstream media di centro sinistra, cioè in fuffa
scritto alle ore 13:33 | Permalink |
martedì, 03 giugno 2008
Alfredo Cazzola, il Presidente del Bologna, dopo essere riuscito a riportare domenica nella massima serie la sua squadra, ha affermato:
" (omissis)... tra il sindaco e il presidente del Bologna, il feeling non è mai sbocciato. Poco ma sicuro. Cazzola non ha certo risparmiato le critiche, Cofferati ha sempre disertato gli spalti dello stadio. E così ieri il patron, quando il sindaco gli ha fornito un formidabile assist (messaggio scontato di complimenti e invito a Palazzo per festeggiare il ritorno in A), l’ha colto al volo. «Se ci andrò? Dipende dai traghetti che ho, anch’io devo fare molti viaggi...»

La battuta del Pres nasce dal fatto che per tutta la settimana i giornali nazionali con redazioni a Bologna hanno sparato titoloni sul fatto che il Cinese sarebbe andato allo stadio, cosa che come al solito non è avvenuta, confermando quel trend che vede da quando è a Bologna il sindaco fare grandi annunci nazionali puntualmente smentiti dai fatti in loco.
Per la cronaca, già sabato era certo il fatto che non sarebbe andato allo stadio e tantomeno alla festa annunciata in Piazza Maggiore... perchè?
Perchè doveva "prendere il traghetto per la Sardegna" con la seconda moglie (ultras sampdoriana) e il figlio. Lui, cremonese di nascita e interista da sempre.

Tanto per dire: Koffi non si smentisce mai, e proprio per questo quando non verrà rieletto mezza Italia cascherà dalle nuvole chiedendosi come mai.
L'altra, fra le quali ci siamo noi, non aspetta altro che avere di nuovo un sindaco di Bologna a Bologna.
Mitico Cazzola! Sarà brutto e antipatico, ma di sicuro non la manda a dire...
E poi dopo gli ostacoli che gli ha posto la giunta comunale sul progetto Romilia, andato in fumo, certo non ci va giù leggero con il Cinese.
scritto alle ore 15:17 | Permalink |