


) stravincerà le elezioni contro quell'inetto del Cinese? Spero solo che non ci siano le Europee lo stesso giorno come la volta scorsa... però per certo questa volta la Curia voterà dalla parte giusta.L'ex sindaco di Bologna sottolinea come "non basta il nome se l'impianto proposto è elefantiaco, vecchio e usurato". Ciò che manca, secondo l'ex primo cittadino, è la capacità di innovarsi da parte del centrosinistra
Bologna, 19 giugno 2007 - Ha risalito lo scalone del Comune dopo tre anni. Lo stesso scalone su cui lo ritrasse uno scatto nella notte della vittoria, in quel giugno del ’99. Lo stesso scalone che ha calcato da presidente dei commercianti e della Camera di Commercio. Giorgio Guazzaloca non lo dice, ma ama le simbologie e, semmai se ne volesse trovare una, questa di sabato scorso è fortissima. L’occasione era la presentazione di «Povera Bologna», un libro bianco su tutte le cose dette, e non fatte, dall’attuale amministrazione. A tre giorni di distanza, finite le polemiche e le curiosità, Guazzaloca accetta di affrontare quello che appare come il nodo vero della sinistra a Bologna, la difficoltà a trovare un modello, una strategia che vada al di là del candidato.
«IL MALESSERE di Bologna e dei bolognesi — afferma Guazzaloca — dovuto alle difficoltà dell’attuale amministrazione nell’offrire risposte vere ai tanti problemi che affliggono la nostra città, sono ormai noti a tutti. Le accuse a Cofferati e ai ‘suoi’ emergono puntualmente dalla verifica degli scostamenti tra le promesse della campagna elettorale e le tante esternazioni dei primi anni di mandato».
E’ da questo esame che è nata l’iniziativa de La tua Bologna?
«Certo. Bene hanno fatto Carlo Monaco e La tua Bologna a metterle puntualmente, nero su bianco, nella pubblicazione ‘Povera Bologna’. Basta sfogliare alcune pagine del libretto per verificare la differenza tra il dire e il fare, per capire come sono andate le cose in questi tre anni e le ragioni dell’attuale situazione. Ma se è vero che Cofferati — come ha detto uno studioso di sinistra come il professor Pasquino — continua a fare un altro mestiere (quello di segretario della Cgil), non è meno vero, secondo me, che a Bologna siamo in presenza del fallimento di un modello politico-amministrativo».
Allude a quello dei primi anni Sessanta?
«Sì, quello che aveva fatto grande Bologna e che oggi è il primo punto di debolezza dell’amministrazione comunale».
In quale anno situerebbe il declino del modello?
«Si può tranquillamente affermare che la china discendente cominciò già 15-20 anni fa e culminò con il ‘ritiro’ del sindaco Vitali dalla competizione elettorale del ’99 e la successiva sconfitta di Silvia Bartolini».
Come spiega allora la vittoria di Cofferati?
«Dopo i nostri cinque anni di amministrazione, e per il terrore di una seconda sconfitta che avrebbe disintegrato la Maginot bolognese, i capi nazionali imposero il ‘nome’ che avrebbe fatto il pieno dei voti (anche se nella realtà Cofferati ha perso per strada il 6-7% del potenziale espresso dai partiti che lo sostenevano) sulla base di suggestioni che nulla hanno a che fare con la specifica capacità amministrativa del candidato e futuro sindaco».




Qui con sua moglie Clara Wieck in una rarissima fotografia.
