martedì, 15 dicembre 2009
15 dicembre 1770.
Nasce a Bonn Ludwig van Beethoven

Così, è una menzione seria, un ricordo da musicofilo degno del peso che questo signore ha avuto nella storia della Musica e nella mia personale.

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Così, invece, è giocosa: la striscia di Peanuts di Charles Schultz , nella quale Schroeder dice la sua prima parola... indovinate quale mai avrebbe potuto essere


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Siamo stati tutti un po'  Schroeder almeno una volta nella vita.
scritto alle ore 22:30 | Permalink |
venerdì, 27 novembre 2009
Un divertente e ironico omaggio da parte dei  Muppets - Gonzo,  Potsie, Miss Piggy e tutti gli altri - ai Queen e a Freddie Mercury.
Imperdibile!


Buon Weekend!
scritto alle ore 16:23 | Permalink |
venerdì, 27 novembre 2009
Un paese civile finalmente dice in chiaro quello che tutti sanno, e lo fa con una legge.
La Polonia ha tutto il diritto di chiamare le cose con il loro nome a causa del sangue e delle sofferenze subite, e li comprendo perfettamente.

A quando la sparizione di via Lenin, Longo, Togliatti, Fanciullacci et similia anche qui da noi?

Ecco l'articolo completo, dal Corriere.

Polonia: presentata una legge per mettere al bando tutti i simboli del comunismo
Chiunque li utilizza o ne è in possesso potrebbe rischiare fino a 2 anni di carcere

MILANO - Vent'anni fa, dopo la caduta del Muro di Berlino, decisero di buttare giù le statue di Lenin e di Marx e di seguire le democrazie occidentali. Adesso i politici polacchi hanno presentato un breve emendamento che mette al bando qualsiasi simbolo comunista dal paese dell'Est europeo. Il Senato ha infatti approvato una modifica all'articolo 256 del codice penale che dichiara illegali tutti i simboli comunisti. Chiunque li utilizza o ne è in possesso rischia fino a due anni di carcere per aver commesso il reato di «glorificazione del comunismo». Il Presidente della Repubblica Leck Kaczynski lunedì prossimo dovrebbe firmare la legge che probabilmente entrerà in vigore dal prossimo anno. A questo punto anche indossare t-shirt con l'immagine di Che Guevara o solamente canticchiare l'Internazionale nelle strade di Varsavia sarà considerato un crimine in Polonia.

 EMENDAMENTO – La nuova legge infatti proibisce espressamente tutte le immagini che inneggiano a sistemi antidemocratici: l'articolo afferma che è vietata «la produzione, la distribuzione, la vendita o il solo possesso di oggetti che richiamano al fascismo, al comunismo o ad altri simboli di totalitarismi». Uno dei principali promotori della norma è Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello del Presidente della Repubblica e capo del partito di opposizione «Legge e Giustizia». Secondo Kaczynski questa legge è sacrosanta perché il comunismo è uno dei simboli negativi del '900: «Nessuna immagine del comunismo ha diritto di esistere in Polonia - ha spiegato ai media locali il leader dell'opposizione - Il comunismo e il suo sistema genocida deve essere comparato al nazismo». Molti storici polacchi condividono la tesi di Kaczynski: «Quello comunista era un sistema terribile e omicida che ha causato la morte di milioni di vite» ha dichiarato lo storico Wojciech Roszkowski. «Non è sbagliata la comparazione con il nazismo - sottolinea lo studioso polacco - e per questo i due sistemi e i loro simboli devono essere trattati allo stesso modo».

PASSATO CHE NON PASSA - Sebbene i comunisti non abbiano più alcuna influenza politica, in Polonia sembra che il passato non voglia proprio passare. Nelle scorse settimane la Polonia infatti è stato il Paese che più si è battuto contro la candidatura di Massimo D'Alema a Ministro degli Esteri dell'Ue. L'ambasciatore della Polonia presso la Ue Tombinski definì D'Alema «un problema» per il suo passato comunista e precisò che era più adatto a quest'incarico «una persona la cui autorità non può essere contestata a causa delle sue appartenenze politiche passate». Recentemente l'uscita dell'ultimo film del famoso regista Andrzej Wajda che racconta il massacro di Katyn durante la Seconda Guerra Mondiale ( i sovietici uccisero oltre 20.000 tra civili e soldati polacchi) ha suscitato un rinnovato odio contro gli oppressori russi.

LIBERTA' D'ESPRESSIONE - Come sottolinea il Times di Londra lo scopo dei politici polacchi è chiaro: «rendere invisibile il comunismo». Il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski ha ribadito che il Palazzo della Cultura e della Scienza, il più alto grattacielo in Polonia, deve essere abbattuto solo perché è un regalo fatto da Stalin ai cittadini di Varsavia. Non importa che, nel corso degli anni, sia diventato una delle strutture simbolo della città: «Se lo abbattessimo, anche la Polonia avrebbe il simbolo della fine del comunismo come la Germania ha i resti del muro di Berlino. Poi in termini ecologici è anche una costruzione molto inquinante». La battaglia contro il comunismo ha comunque il sostegno della popolazione e della stampa: «Il punto centrale è dimostrare che non vi è nulla di romantico o di divertente nel comunismo» dichiara un cronista polacco al Times. «Il comunismo - prosegue il giornalista - non è stato un gioco. E neppure un’ideologia che riscaldava il cuore. Il comunismo invece fermava i cuori, li faceva appassire e li rendeva freddi».

scritto alle ore 15:33 | Permalink |
venerdì, 27 novembre 2009
Una dichiarazione di ieri sera che - purtroppo - mi riguarda da vicino del ministro
Giulio Tremonti:

"Penso - dice il titolare del Tesoro - che alla fine la soluzione giusta è che si va ad un commissariamento, o a un intervento forte che mette un pò a posto una società che a quel che mi dicono ha buoni contratti". Il ministro non nasconde il suo "stupore per una cosa alla quale è difficile credere. E' difficile pensare che una società quotata abbia messo in piedi questo casino qua". Ma guarda anche alla concretezza delle risorse: la società - spiega Tremonti - "ha buoni contratti pubblici con i quali può iniziare a fare i pagamenti, ma ha anche contratti privati abbastanza buoni. Solo ha avuto una gestione allucinante e forse con una gestione migliore può venire fuori"

Finalmente, chi ha il denaro - il ministro dell'Economia - comincia a occuparsi delle malefatte di Monte Paschi, Eutelia, Famiglia Landi, gruppo Omega, London Court Italia et cetera.
Meno male che alla fine Zio Giulio c'è
scritto alle ore 10:33 | Permalink |
lunedì, 09 novembre 2009
2007-06-12 RonaldReaganVent'anni fa finiva la Guerra Fredda vinta dall'Occidente sull'Unione Sovietica.
Vent'anni fa il comunismo veniva sconfitto.
Io e tutti quelli come me, bistrattati difensori della Libertà e della Democrazia, ricordiamo ancora quanto quella vittoria ci sia costata in termini di isolamento, becere contrapposizioni, morti ammazzati e fatica. Fatica di far capire le nostre idee.

Ricordo perfettamente chi era dall'altra parte - e per inciso ora mi continua a fare la morale - e posso affermare che LORO hanno PERSO.
Noi abbiamo vinto.

E abbiamo vinto perchè quel signore qui a fianco ha deciso di impegnarsi a fondo e vincere per tutti noi e per la Libertà contro la dittatura del Socialismo Reale.



Ronald Reagan
, Presidente degli Stati Uniti d'America dal 1980 al 1988.

Ho un unico rammarico, un dispiacere profondo: che il molto cool presidente attuale - minuscola voluta - non vada nemmeno alla celebrazione dell'anniversario di quella vittoria accampando scuse ridicole.

Vittoria che gli ha permesso di diventare il primo presidente nero 20 anni dopo.
Il tempo per andare a prendere il farneticante Nobel per la pace, però, lo troverà.

E' proprio vero: la statura di un uomo e i suoi princìpii si misurano dai fatti, non dalle parole.
E il Gipper resterà nella storia, con questo anniversario.

Update: assolutamente da leggere il post proprio dedicato alla fine della Guerra Fredda di Christian Rocca
scritto alle ore 11:00 | Permalink |
giovedì, 05 novembre 2009
5 novembre 1605.
Guy Fawkes cerca di uccidere non riuscendoci il re Giacomo I d'Inghilterra a causa della repressione dei cattolici facendo saltare per aria Westminster. E' detta La Congiura delle Polveri (The Gunpowder Treason and Plot).

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Di quell'episodio rimane una filastrocca per bambini ("ricorda, ricorda il 5 novembre....") e l'archetipo di utopista idealista disposto a sacrificare tutto per la patria e i suoi ideali.

« Remember, remember the Fifth of November,

The Gunpowder Treason and Plot, I know of no reason Why Gunpowder Treason Should ever be forgot. Guy Fawkes, Guy Fawkes, t'was his intent To blow up King and Parli'ment. Three-score barrels of powder below To prove old England's overthrow; By God's providence he was catch'd With a dark lantern and burning match. Holloa boys, holloa boys, let the bells ring.

Holloa boys, holloa boys, God save the King! »

(trad)
« Ricorda, ricorda il 5 Novembre,

La Congiura delle Polveri e il complotto, non conosco ragione per cui debba essere mai dimenticata. Guy Fawkes, Guy Fawkes, questo era il tuo intento di far saltare in aria il re e il Parlamento. Tre colonne di barili di polvere da sparo sotto (di loro) per provare a rovesciare la vecchia Inghilterra; dalla provvidenza di Dio egli ha ricercato con una scura lanterna e un fiammifero ardente. Urlate ragazzi, urlate ragazzi, che le campane suonino, urlate ragazzi, che Dio salvi il re.

 »


scritto alle ore 08:33 | Permalink |
martedì, 03 novembre 2009
abbiate pazienza, sono in altre faccende affaccendato
Prima o poi ritorno
Ainpospiò
scritto alle ore 10:36 | Permalink |
lunedì, 19 ottobre 2009
Secondo la volta scorsa, al rientro, vincente a Phillip Island in Australia.
Casey Stoner batte per la seconda volta Rossi dopo una gara tiratissima nella quale hanno staccato il terzo di 22 secondi, e questa volta vale la sua 19esima vittoria in MotoGP.

Stoner - Australia 2009

Forse la particolare livrea della sua Ducati (bianca con i colori australiani) porta bene....

Bentornato Casey!
scritto alle ore 16:06 | Permalink |
giovedì, 15 ottobre 2009
Per fortuna che YouTube permette di salvare per i posteri anche alcune perle musicali.

Ho trovato questa registrazione live del 1947 di un pianista morto giovanissimo, a 33 anni, di uno dei miei brani preferiti di Franz Liszt  ("La Leggierezza", uno dei tre Grandi Studi da Concerto) che conosco abbastanza bene per averlo frequentato pianisticamente. Ah, mancano le prime due battute.

Dinu Lipatti.





L'allievo superò ampiamente il maestro, che in questo caso era Alfred Cortot.

Quando qualcun altro la farà così, ve lo faccio sapere.




scritto alle ore 21:39 | Permalink |
martedì, 06 ottobre 2009
Semplicemente fantastico!

scritto alle ore 21:33 | Permalink |
venerdì, 02 ottobre 2009
Per la serie: i geni e i talenti si vedono anche da piccoli, da subito e alla prima occhiata - l'aneddoto del giovanissimo cestista con il numero 5 del Partizan visto una sera al trofeo Battilani nel 1993 a Bologna ve lo racconto la prossima volta - vi sfido a indovinare senza cercare su google chi è questo fenomeno tredicenne, preso in un live d'epoca

Unico suggerimento: notare in che posizione suona... la soluzione in fondo al filmato.
Ah, non vale leggere il nome all'inizio del filmato Scommetto che non lo avreste riconosciuto.
scritto alle ore 19:19 | Permalink |
venerdì, 11 settembre 2009
8 anni sono passati da quel folle giorno.
Poche parole per gli innocenti uccisi, un pensiero affettuoso per le loro famiglie.
DIfficile dimenticare, difficile ricordare senza emozioni.
scritto alle ore 15:12 | Permalink |
venerdì, 04 settembre 2009
Leggo stamane su MF-DJ NEWS:
"Bank of China:cerca investitori per fondi con base Svizzera
PECHINO (MF-DJ)--Bank of China (Boc) sta cercando di raccogliere denaro da investitori internazionali e nazionali per 24 fondi che saranno gestiti da una banca privata in Svizzera, fondata dall'istituto di credito cinese. Questo potrebbe essere uno dei primi casi in cui un gestore di fondi cinese cerca di intraprendere attivita' in Occidente. La banca ha dichiarato che meta' dei fondi e' investita in azioni e meta' sara' investita in obbligazioni. I fondi saranno gestiti da Boc Suisse Fund Management, la societa' con sede a Ginevra che il colosso bancario cinese ha avviato a novembre, e comprenderanno investimenti denominati in yuan in Cina e in altri mercati globali. Bank of China gestisce gia' 8,5 miliardi di dollari in azioni per investitori cinesi in Cina. fla (fine) MF-DJ NEWS 0411:15 set 2009
"

Traduco per i non addetti ai lavori come me:  la banca centrale cinese apre in svizzera fondi di investimento in yuan, per raccogliere denaro?
E secondo gli economisti della scuola di Londra,Krugman e tutti quelli attorno a Obama, la Cina dovrebbe salvare il mondo diventando il principale mercato per le merci nostre e americane??

Consiglierei di utilizzare un attimino il famoso metro di misura degli ingegneri  (lo SPANNOMETRO) per misurare l'enormità delle loro illusioni.
E' l'inizio della fine delle illusioni, o solo l'inizio della crisi vera e propria.
scritto alle ore 14:53 | Permalink |
venerdì, 04 settembre 2009
Lo so, è Politicamente Scorretto, un pensiero di destra.

Possiamo almeno cominciare a pensare che potrebbe essere una buona cosa, e che non ha senso un Euro a 1.43 contro dollaro USA (e yuan cinese)?

Non sono solo io a pensarla così, leggere qui il Duca su Finanza e Politica; riporto il punto saliente:
"Siamo un vaso di coccio in mezzo a vasi di acciaio (Cina e india che fanno concorrenza sui prezzi) e alcuni paesi occidentali (Giappone, GB e altri perfino la Svizzera e la Svezia) che fanno le svalutazioni competitive.
E noi siamo qui attaccati ad un europa di burocrati e con un Euro altissimo che uccide il nostro export e aumenta il nostro import sia di merci finite, ma ahimè da alcuni anni anche di semilavorati. Senza possibilità di muoverci, con politici che parlano solo di gossip e giornali che continuano a ribadire la favola bella della futura ripresa che ci salverà.

"
E poi gli intellettuali di sinistra non comprendono come mai i piccoli imprenditori e le partite iva votano Lega o Pdl; basta ragionare un attimino su chi protegge chi.
scritto alle ore 13:31 | Permalink |
venerdì, 04 settembre 2009
Da qualche tempo leggo abitualmente blogs che parlano di economia.
Di mio sono un liberal anti-keynesiano, fautore della flat tax; per questo, forse, mi ritrovo spessissimo a pensarla come Oscar Giannino.Oscar Giannino
Già direttore del notevole Libero Mercato, gattofilo convinto e personaggio culturalmente molto sopra la media, in questo periodo tiene una rubrica economica su Radio24 e soprattutto ha appena fondato un nuovo blog dedicato totalmente al gruppo di economisti di Chicago. In questa fase recessiva, il suo scopo è proprio quello di riportare alla luce il loro vero pensiero ampiamente distorto dai keynesiani statalisti e del gruppo di Londra che tanti danni ha fatto in questi 30 anni.

Quando poi, come ha fatto oggi, se la prende con le bugie e i contorcimenti a posteriori di Krugman, vedi qui, confesso che provo un piacere perverso.
Riporto il post, per rispetto a un economista che si, non la pensa come Tremonti, ma al quale non si può negare  schiettezza, sincerità e chiarezza tali che anche un inesperto lettore come me di argomenti macroeconomici riesca ad afferrarne i concetti principali.
E so per certo che il ministro dell'Economia lo rispetta profondamente.

"

L’ultima di Krugman, una boiata pazzesca

Vale la pena della lettura, il saggetto di Paul Krugman sul New York Times Magazine. E’ una sintesi paradigmatica delle più clamorose forzature e scemenze alle quali possa spingersi la caricaturale volgarizzazione della scuola in cui ci riconosciamo, da queste parti. Poiché gli era capitato di affermare che la scuola di Chicago ormai era roba da Medioevo oscurantista, l’amara marcia indietro rispetto a tante conquiste deel pensiero amaramente ottenute, finalmente Krugman si sente in dovere di spiegare per esteso la sua verità. Paradossalmente ma non troppo,  è un’articolessa che parte da toni e domande pressoché tremontiani, chiedendosi come mai l’economia si sia ridotta al nulla capire se non ex post. Lo sviluppo della sua tesi purtroppo avviene con toni e concatenazioni tali da piacere con facilità al lettore sprovveduto. Come sempre capita, la letteratura satirica si legge meglio e più di gusto di quella seria. Eppure anche Krugman, alla fin fine, deve ammettere che i neokeynesiai non ci hanno capito un’acca.Da Adam Smith a Eugene Fama, da Bob Prescott  a Bob Lucas, da Casey Mulligan a John Cochrane - tre di questi mi sono stati maestri - Krugman si diverte a dare del pensiero di tutta una descrizione canagliesca, totalmente coerente al pregiudizio che la sinistra liberal ne nutre da sempre, e che oggi riesplode violento. Dagli anni Sessanta in poi, dice Krugman, grazie all’influenza iniziale di quel Milton Friedman che egli spaccia praticamente per keynesiano - non riesce a dirne male - anche se fiscalmente conservatore, la macroeconomia negli USA è entrata sempre più in una notte del pensiero, grazie a quella che lui presenta come una banda di spacciatori di bubbuole per i quali la disoccupazione era praticamente un fenomeno volontario dovuto a scansafatiche, i mercati erano perfettamente in grado di autoequilibrarsi, gli attori del mercato perfettamente razionali.

Queste tre cialtronerie sono la più classica e selvaggia messa in berlina di tesi di Chicago che nulla hanno a che vedere con tale diffamante messa in berlina: l’inutilità degli sforzi fiscali contro il tasso di disoccupazione naturale,  il Capital Asset Pricing Model,  la teoria del prezzo-che rispecchia-l’informazione di Fama. Krugman lo sa naturalmente benissimo, ma per il grande pubblico sciabola fesserie del tipo: ”Mundell stava allora all’Università del Minnesota, pensate da quale pensatoio provengono queste frescacce”, mentre naturalmente Princeton, Harvard e MIT neokeynesiane sono l’unica culla di civiltà; Mankiw, Blanchard e Romer gli unici resistenti in nome di Keynes contro le forze del male.

E tuttavia… anche Krugman deve ammetterlo, che i neokeynesiani non avevano dato alcuna importanza alla finanza ad alta leva che finiva per drogare il meccanismo di trasmissione monetaria. “Una disattenzione che ora deve finire”, pontifica quatto quatto. Peccato che la crisi venga di lì, e dalle politiche monetarie lasche che Friedman avversava. Potrà piacere sino alla morte il tax and spend keynesiano a Krugman, ma questa ammissione en passant lo consegna definitivamente a una forma di avanspettacolo alla Bagaglino. Un Grillo dell’economia, un Travaglio dell’accademia.  Prosit.

"
scritto alle ore 11:16 | Permalink |
lunedì, 31 agosto 2009
il 1 settembre 1939 le armate del Terzo Reich invasero la Polonia. Domani, 70 anni or sono cominciò la Seconda Guerra mondiale. 50 milioni di morti. Qui la cronaca di quel giorno terribile.
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Il 23 agosto venne firmato il Patto fra Unione Sovietica e Germania, detto Molotov Ribbentrop dal nome dei due ministri degli esteri, vedi foto. Notare Stalin in primo piano. Qui il testo dell'accordo per la spartizione della Polonia - e non solo - la vera vergogna di quella estate di 70 anni fa.

Vergogna per l'Unione Sovietica.

E vergogna anche per le democrazie occidentali, che per anni interi vollero dimenticare - raggiungendo apici di masochismo suicida come Monaco '38 - il saggio detto dei Romani si vis pacem, para bellum
O per dirla con Tolkien: " Chi non ha spada può sempre morire in punta di spada" (Eowyn, Il Signore degli Anelli)
Con la conseguenza che cominciò il dramma, proprio il 1 settembre di 70 anni fa.
scritto alle ore 22:24 | Permalink |
lunedì, 31 agosto 2009
Da tempo ne ho fatto una bandiera - vedi qui a fianco.
Per questo motivo da giorni compro di nuovo con piacere IlGiornale di Vittorio Feltri, dal momento che a quanto pare ha deciso di seguire il mio motto, e "cominciare a scacciare i mercanti dal tempio" (absit injuria verbis ... ). Approvo in toto il commento di Anduril sull'argomento.

Che i Boffo, Ezio Mauro etc. di turno comincino ad avere indietro il marciume che hanno propalato per mesi mi va solo bene, anzi; non ne avranno mai indietro quanto ne hanno sparso in giro.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra (Il Vangelo), e questi signori di peccati ne hanno molti di più degli altri.
Odio il conformismo dell'anticonformismo ma il moralismo peloso come mezzuccio politico è quasi peggio.
scritto alle ore 11:05 | Permalink |
venerdì, 28 agosto 2009
In occasione del Meeting di CL 2009 a Rimini, il racconto del viaggio dell'ex governatore della Florida (e futuro candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti) Jeb Bush.

Qui sul LaStampa, come al solito il miglior giornale italiano.
Lo riporto per i posteri

""Obama, un pericolo per gli Usa"

Il fratello di George W., Jeb Bush: «Il governo interferisce nella vita degli americani, sovverte i nostri valori»

Obama minaccia la libertà degli americani e la loro autonomia dal governo». Jeb Bush, il figlio prediletto che secondo papà George era predestinato alla Casa Bianca, ha appena lanciato l’attacco più pesante contro il successore di suo fratello, quando una visita improvvisa lo costringe a fermarsi. Nella sala luccicante di cristalli del Grand Hotel di Rimini, dove è venuto per partecipare al Meeting di Cl, è entrato un vecchio amico, Tony Blair. Si avvicina con un grande sorriso, chiede educatamente scusa per l’interruzione e va a sedersi a fianco dell’ex governatore della Florida, un po’ imbarazzato perché sta in jeans e camicia azzurra aperta senza cravatta.

«Ciao Jeb, come stai?». «Niente male Tony, è sempre un piacere venire in Italia». «E George? Come se la passa? Gli ho mandato una e-mail, è diventato parecchio veloce col computer». «Per forza, sta scrivendo il suo libro di memorie». «Anch’io - dice Blair -, a che punto sta?». «Viaggia meno di te, quindi è arrivato quasi alla fine. È di ottimo umore». «Ci dovremmo scambiare le bozze. Io sono impegnato anche col Medio Oriente, come mediatore del Quartetto, però ci tenevo a venire qui». «Parlerai - chiede Jeb - della tua conversione? Sai che anch’io sono diventato cattolico per amore di mia moglie? È di origini messicane e la domenica andavamo in chiese diverse, non aveva senso. Ho cominciato a frequentare il mondo cattolico con lei, ma poi la dottrina mi ha interessato sempre di più». «Vero, è stato lo stesso per me», replica Blair. Deve andare, si alza e saluta. Ridono. Quando Bush torna, confida: «Gli ho detto che se decidesse di candidarsi alla Casa Bianca, farei il manager della sua campagna: vincerebbe a mani basse, in America resta popolarissimo».

Perché Obama è una minaccia per la libertà?
«Il piano mastodontico per la sanità, gli interventi da 787 miliardi di dollari nell’economia, il deficit salito a 1,8 trilioni, il governo che ormai interferisce in ogni aspetto della vita quotidiana: vuole stravolgere la nostra concezione dello Stato. Da noi la libertà è sempre stata inversamente proporzionale all’ingerenza delle istituzioni, ha favorito la creatività che ci ha resi grandi».

C’è chi va ai comizi contro la riforma sanitaria di Obama armata: non sono loro una minaccia?
«Capitava anche a mio fratello, ma la stampa liberal non lo raccontava. Comunque la natura di questa protesta è spontanea e positiva: si battono per i valori fondanti degli Usa, che coincidono molto con la dottrina cattolica della sussidiarietà, di cui sono venuto a parlare qui. Aiutate la gente ad organizzarsi su base volontaria, magari motivata dalla fede: farà certamente meglio dello Stato».

È l’inizio della sua campagna del 2012?
«No, per ora solo un movimento spontaneo, da cui però potrebbe rinascere il conservatorismo americano».

Gli manca un leader: lei è pronto?
«Ci sono altri repubblicani, Sarah Palin, Mike Huckabee e Mitt Romney, che stanno già facendo attivamente campagna per la Casa Bianca».

Però non esclude al 100% di candidarsi.
«Ecco, mettiamola così».

La crisi economica è cominciata con suo fratello, non era giusto intervenire per contrastarla come ha fatto Obama?
«Sì, ma lui ha esagerato. Lo Stato è diventato padrone di banche, case auto, e ora vuole prendersi la sanità. Gli stimoli da 787 miliardi sono molto dubbi: la maggior parte dei soldi non è stata neppure spesa, o verrà investita nell’arco di dieci anni».

Lei cosa avrebbe fatto?
«Tagli alle tasse, soprattutto per piccole imprese, e investimenti diretti nelle infrastrutture».

Come giudica la reazione dell’Europa?
«Un po’ lenta e priva di stimoli sufficienti».

Ora cosa dovremmo fare?
«Darci tutti una calmata: questi continui interventi creano solo confusione, impaurendo la gente che non investe più. Abbiamo stabilizzato il settore finanziario, ora lasciamo che il mercato faccia il suo corso».

Quando ne usciremo?
«Difficile dire. L’occupazione tarderà a risalire e rischiamo una ricaduta a doppia w, o quanto meno di restare piatti per parecchio tempo».

In Italia il dibattito sulla crisi si è intrecciato con quello sull’immigrazione: il governatore Draghi, ha detto che il lavoro degli stranieri è una risorsa.
«Ha ragione, è anche un’opportunità per la nostra politica estera, perché lega molti Paesi in via di sviluppo agli interessi occidentali».

L’immigrazione, però, porta anche il problema integrazione e sicurezza.
«Chi viene in America può realizzare un sogno. In cambio, deve accettare la nostra cultura e storia: non possiamo sopportare all’infinito enclave separate. Naturalmente possono non assimilare la nostra cultura: in questi casi la soluzione sono i permessi temporanei di lavoro».

L’Afghanistan è una guerra sempre più complicata: stiamo perdendo?
«Io mi fido del generale Petraeus, un vero eroe americano, che ha già trovato la strategia vincente in Iraq mentre tutti ci criticavano. Però devo dire una cosa ai nostri alleati: non è possibile che gli Usa restino soli a difendere gli interessi e la civiltà occidentale. Ora, a causa della crisi, ci manca anche la capacità economica, e un ritiro danneggerebbe tutti».

È scettico sul riscaldamento globale?
«Sì, perché vedo giudizi scientifici contrastanti. Però possiamo trovare un terreno comune nello sviluppo di energie alternative, a partire dal nucleare, ma non solo».

In Italia c’è polemica perché Berlusconi andrà in Libia, partner energetico cruciale, nonostante le feste di Gheddafi all’agente condannato per Lockerbie.
«Non sono così pazzo da impicciarmi della politica italiana, ma la decisione del governo scozzese di liberare un terrorista è stata un oltraggio. È la prova di quanto dicevo prima: dobbiamo smettere di dipendere da fonti energetiche instabili e inaffidabili».
"
Se non è un bell'inizio per un candidato presidente, non so che altro possa essere, visto anche lo stato comatoso attuale del GOP negli USA.
scritto alle ore 14:35 | Permalink |
venerdì, 28 agosto 2009
Sempre sul tema di "odio il luogocomunismo e l'informazione falsa" riporto una bufala talmente enorme da spingermi a creare un superlativo assoluto - degno di miglior causa, spero - per definirla, vedi titolo del post. Che poi la notizia (?) venga riportata dal CorSera come seria e scientificamente attendibile mi fa ancora più disperare sullo stato delle grandi testate italiane online e non a proposito informazione sulla scienza e la tecnologia.

"ALBERI ANTI-CO2 – Si tratta di un folto esercito di 100 mila alberi artificiali che, grazie a un filtro, sarebbero in grado di trattenere le emissioni di anidride carbonica (responsabili come è noto del surriscaldamento del pianeta)"

qui l'articolo originale, nel quale non solo il titolo sembra scritto da un liceale che a malapena sa fare le equazioni di secondo grado.
"
Alberi artificiali per salvare l'ambiente Potrebbero catturare CO2 con un'efficienza altissima, dando tempo agli scienziati per trovare soluzioni definitive al problema delle emissioni "


A prescindere dal fatto che molti cominciano a comprendere che il riscaldamento globale è una bufala propalata pro domo di chi vuole specularci economicamente sopra, ma l'hanno riletto prima di pubblicarlo?
Sarebbe come vuotare il mare (il cielo in questo caso) con un cucchiaino per giunta bucherellato.

Sembra che facciano proprio a gara a chi la spara più grossa, e viene creduto....  e un articolo approssimativo e ignorante - in senso semantico - come questo si merita il titolo di Buffonata Quotidiana. Il livello di corretta informazione del Corrierone si abbassa ogni giorno, purtroppo.
scritto alle ore 10:08 | Permalink |
giovedì, 27 agosto 2009
Oggi mi sento come il mio blog:

Ainpospiò !!!!!

Mi girano talmente che se nuotassi sulla schiena potrei partire in planata senza fatica.
E lavorare senza essere pagati ne è solo una componente.

scritto alle ore 16:38 | Permalink |